Tutti contro Nick. La dura corsa del favorito

Come era prevedibile, la scalata nei sondaggi compiuta da Nick Clegg dopo il primo dibattito televisivo del 15 aprile scorso, ha fatto spostare sul leader dei Lib Dems, non solo i riflettori dei media nazionali ed esteri, ma anche il mirino degli attacchi volti a screditare la sua immagine di politico onesto e fuori dai “giochi di potere”della cosiddetta “vecchia politica”. Infatti, l’altro ieri, la stampa conservatrice britannica si è lanciata in una accesa campagna contro Clegg, cercando di oscurare la sua immagine definendolo come «burocrate dell’Unione Europea, lobbista,corrotto». Secondo quanto apparso sul Daily Telegraph l’altro ieri, Clegg nel 2006 avrebbe ricevuto, ogni mese sul suo conto privato, delle donazioni di 250 sterline da parte di tre businessmen: Ian Wright, dirigente di una importante azienda produttrice di vini e birra chiamata Diageo, Neil Sherlock, capo delle pubbliche relazioni della KPMG, e Michael Young ex direttore di una miniera d’oro.

Ma il leader dei liberaldemocratici ha risposto a queste accuse sottolineato come questi fatti si siano svolti  prima che egli fosse nominato a capo del partito (nomina avvenuta nel 2007), e che quella somma serviva per pagare lo stipendio di un membro del suo staff e non per spese personali. Ha dichiarato, inoltre, che dopo la sua nomina alla guida del partito, l’organizzazione delle donazioni è cambiata poiché tali somme sono versate direttamente ai Liberal Democrats. Solidarietà al proprio leader è stata espressa da tutto il partito, che, per bocca di un suo portavoce, ha definito «ogni accusa di illegalità assolutamente inaccettabile».Chris Huhne, portavoce dei Lib Dems per gli Affari Interni e avversario di Clegg per la corsa alla leadership del partito nel 2007, intervenendo alla trasmissione radiofonica “Today programme” su BBC Radio 4, ha definito il caso sollevato dalla stampa conservatrice come un  «ridicolo fraintendimento» («a ridiculous misreading»), un vero e proprio “coniglio” tirato fuori dal cilindro di David Cameron per blindare la sua corsa al “numero 10” di Downing street. Questo scandalo sarebbe stato montato da Cameron perché Clegg in passato rifiutò di entrare nel suo partito quando era collaboratore dell’ex ministro dei tories, Leon Brittan (all’epoca commissario per i trasporti nella Commissione Europea), divenendo poi membro dei Lib Dems. Secondo Huhne, Clegg rifiutò un posto sicuro nella Camera dei Comuni per entrare in un «outsider’s party», perché quel piccolo partito rappresentava secondo lui la «vera possibilità di cambiamento per la politica britannica». Da parte dei Labour, il commento a questo “polverone” è stato affidato al ministro degli esteri David Miliband, che ha ribadito come Clegg, dopo il confronto televisivo della settimana scorsa, abbia intaccato la popolarità di Cameron, e come questi, ora, senta il bisogno di «metterlo fuori gioco» («Cameron […] needs to deliver a knockout to Nick Clegg»).

Oltre all’offensiva del Daily Telegraph, da registrare anche l’attacco rivolto da parte del Daily Mail all’ “homo novus della politica inglese”. Il giornale di Kensington ha accusato Clegg di aver rivolto uno «sberleffo nazista contro la Gran Bretagna» («a Nazi slur on Britain»), riprendendo un articolo del politico di Chalfont St. Giles  apparso sul Guardian nel 2002, in cui questi affermava come la Gran Bretagna avesse un immotivato senso si superiorità dato dalle manie di grandezza e ossessione per la seconda guerra mondiale. A queste accuse il leader dei Lib Dems ha risposto ironicamente, riprendendo il sondaggio pubblicato dal Sunday Times che lo aveva paragonato a Churchill: «Voglio essere l’unico uomo politico che, in una settimana, è stato sia Churchill sia un nazista».

Al di là delle battute, Clegg ha risposto in seguito con fermezza a questi attacchi incrociati attaccando i Conservatori, definiti come «difensori dello status quo» nonché «contrari il cambiamento», e il cui obbiettivo sarebbe quello di gettare ombre sulla sua immagine con l’intento di spaventare i cittadini per dissuaderli dal votare i Lib Dems. Nonostante tutto, però, ha affermato di aver fiducia negli elettori britannici dicendosi sicuro che questi «scopriranno tutto questo per ciò che è, ovvero un progetto per impedire ogni prospettiva di cambiamento». Ora la palla passa agli elettori, dunque, i quali dovranno leggere e interpretare questi fatti, riuscendo a capire dove ci sia la verità e dove essa finisca. In realtà sembra che questi scandali non abbiano scalfito la popolarità di Clegg, come testimoniano sia i sondaggi, sia l’indice di gradimento (33% ) che questi ha ottenuto nel confronto con gli altri due candidati premier, andato in onda ieri sera su Sky news.

Se da un lato i Tories non risparmiano attacchi ai Lib Dems, dall’altro lato Brown cerca costantemente di trovare punti di contatto con il suo avversario Clegg. Come ha scritto oggi su Repubblica il giornalista Franceschini, «la frase ripetuta più volte da Brown nel primo dibattito, I agree with Nick (sono d’accordo con Nick), [è] già diventata una battuta da pub, stampata su migliaia di magliette […]». Questo indica come stia prendendo sempre più corpo la possibilità di un’alleanza di governo rosso-gialla tra New Labour e Liberal Democrats. Infatti, Brown potrebbe “pescare” proprio tra i probabili 110 seggi attribuiti ai Lib Dems i 70 necessari al primo ministro (che dovrebbe ottenere circa 256 seggi) per ottenere la maggioranza assoluta nella Camera dei Comuni. Non ci resta che attendere lo sviluppo della campagna elettorale, entrata, ormai, nella sua fase più “calda” , come dimostra il nervosismo incontrollato di Cameron, i corteggiamenti di Brown e il “fuoco di fila” sull’outsider Nick Clegg. Buona campagna a tutti dunque.

Andrea Fumarola 

Pubblicato il 23 aprile 2010 su codicepuk.wordpress.com

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