Libdems: ultimi sviluppi sul fronte alleanze

Oggi i Liberaldemocratici sono sempre più al centro dell’attenzione di media e professionisti della politica. Infatti, se già da qualche mese si continua a sostenere la possibilità concreta per i due partiti maggiori di un’alleanza con il partito di Nick Clegg, in questi giorni le “quotazioni” del terzo partito britannico sono tornate a crescere. Infatti secondo l’ultimo sondaggio elaborato dall’istituto di ricerca Ipsos Mori, il 7 maggio (il giorno successivo alle elezioni generali) si dovrebbe  presentare il caso, più volte citato, dell’ “hung parliament”. Secondo le stime di Ipsos Mori, i Conservatori otterrebbero il 35% dei voti contro il 30% dei Laburisti, ma sarebbe il partito di Brown a ottenere la maggioranza relativa dei seggi (289 contro 269). Brown non avrebbe comunque i seggi sufficienti per chiedere alla regina l’incarico di formare da solo il governo e i Lib-Dems, che secondo Ipsos Mori otterrebbero 58 seggi con il 21% dei voti, potrebbero quindi risultare decisivi. La stampa inglese, infatti, parla sempre più insistentemente di una possibile alleanza di governo “rosso-gialla” tra Laburisti e Liberali, in cui, i secondi potrebbero decidere di sostenere un governo di coalizione guidato da Gordon Brown, che in cambio “offrirebbe” al partito di Clegg  concessioni sulle questioni economiche (in particolare la riforma del sistema fiscale) e  una riforma del sistema elettorale in senso proporzionale, ritenuta necessaria dai Lib Dems dal momento che nelle ultime elezioni locali il 40% degli elettori non ha votato per i due partiti tradizionali, e quindi una percentuale nettamente superiore a quelle fatte registrare nel secondo dopoguerra (2%).

Clegg è stato definito, per tali ragioni, come il vero kingmaker (tradotto potrebbe significare “l’artefice delle elezioni”). Ma il leader dei Lib Dems ha voluto chiarire questo punto in occasione della Spring Conference svoltasi a Birmingham il 14 marzo scorso, affermando di non rivestire tale ruolo, definendo tali, invece, i 45 milioni di britannici che il 6 maggio si recheranno alle urne per esprimere il proprio voto, invitandoli  a votare «[…]per ciò in cui [credono]», perché «Il modo in cui le cose sono non corrisponde al modo in cui ciò dovrebbero essere[…]».

Bisogna precisare, comunque, che non è la prima volta che la stampa inglese preconizza un’alleanza di governo tra i Laburisti e il partito Liberaldemocratico. Qualcosa di simile era avvenuto già nel 1997, anno della prima elezione del governo laburista targato Tony Blair. In quell’occasione, credendo nella possibilità di un “parlamento impiccato”, si parlò di una probabile alleanza dopo le elezioni tra il futuro primo ministro Tony Blair e l’allora leader dei Lib Dems, Paddy Ashdown. Questa alleanza, però, non vide mai la luce grazie alla netta affermazione del New Labour che rese del tutto inutile qualunque tipo di accordo; dopo il voto del 1997 Blair e Ashdown tornarono ad affrontare l’argomento, ma senza concludere nessun patto. Uno scenario analogo era stato ipotizzato anche nel 2005, ma, allo stesso modo, la situazione si risolse con una buona performance del partito di Blair alle elezioni generali.

Non mancano, comunque, esempi di cooperazione tra le due forze politiche in altri contesti, come quelli del Parlamento scozzese (in cui il partito di Clegg conta 16 rappresentanti su 129) e della National Assembly for Wales in cui i Lib Dem sostengono la maggioranza di centrosinistra con i loro

6 rappresentanti (su un totale di 60 membri). E, allora, è davvero impossibile uno scenario simile a livello nazionale? Prevarranno gli ideali di partito o la pragmatica degli uomini governo?

Probabilmente per avere una risposta a questi interrogativi bisognerà attendere la sera del 6 maggio, quando le urne saranno chiuse e i risultati saranno ufficiali. Fino ad allora, è certo, non avremo in mano niente di certo, nessuna risposta né dal “grigio” Gordon Brown, né dall’ambizioso Nick Clegg.

Andrea Fumarola 

Pubblicato il 28 marzo 2010 su codicepuk.wordpress.com

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