“Noi possiamo noi vogliamo”. Parola di Nick Clegg

Mercoledì 14 aprile Nick Clegg ha presentato ufficialmente il manifesto dei Lib Dems, ovvero il  programma di governo che questi si propongono di realizzare nel caso in cui la maggioranza degli elettori britannici decidessero di concedere loro la propria fiducia per guidare il nuovo governo britannico. La parola d’ordine del programma dei Lib Dems è, senza dubbio, fairness («giustizia»), considerata dal loro leader come l’elemento fondamentale per il rilancio della Gran Bretagna, sia dal punto di vista economico, sia dal punto di vista sociale. E per giustizia Clegg intende equità, merito, spesa responsabile e diritti civili, ovvero quattro pilastri irrinunciabili che costituiscono i quattro steps della piattaforma programmatica liberaldemocratica.

Innanzitutto, dunque, la riforma del sistema fiscale volta a garantire un sistema di tassazione del reddito più giusto per tutta la popolazione, con abolizione della fiscalità per redditi sotto le 10.000 sterline. A trarne beneficio saranno, secondo le stime del dipartimento economico del partito, quasi 4 milioni di cittadini britannici. Lo slogan di questo progetto è «More money into your pockets».

Il secondo step del programma prevede «a fair chance for every child», ovvero un piano di implementazione degli investimenti nel settore della scuola, cui far seguire una riduzione del numero degli studenti per classe per garantire loro una formazione personalizzata one to one, garantendo anche un innalzamento del suo livello qualitativo. Sarà dunque possibile, secondo i progetti dei Lib Dems, svincolare le possibilità di istruzione dei giovani dalle loro capacità economiche, realizzando uno dei capisaldi della politica economica del Welfare State.

Una «economia più giusta» costituisce il terzo punto della proposta presentata l’altro ieri da Clegg. È un piano che prevede una azione mirata del governo volta a garantire, da un lato, un maggiore sostegno delle banche alle imprese, attraverso una facilitazione nella concessione di prestiti, dall’altro a tutelare anche i singoli cittadini (soprattutto quelli disoccupati), che non resteranno più di 90 giorni senza lavoro, perché dopo tale periodo sarà loro garantita l’immissione nel mondo del lavoro.

Il quarto, e ultimo step, del programma di governo dei Liberaldemocratici è costituito dallo slogan «cleaning up politics».L’intento è quello di restituire credibilità alla politica, di permettere ai cittadini britannici di «[…] guardare al nostro Parlamento con orgoglio» («[…]to look at our Parliament with pride»),impedendo che siano compiuti atti illeciti da parte dei propri rappresentanti in Parlamento, che dovrebbero costituire l’esempio per tutti i cittadini, e assicurando un’azione di governo “trasparente” sotto ogni punto di vista.

È questo, dunque, il programma con cui Clegg chiede il voto degli elettori britannici il 6 maggio prossimo. Un programma in cui è l’economia a recitare un ruolo di primo piano. Come ha affermato il candidato Cancelliere dello Scacchiere per i Lib Dems, Vince Cable, «the economy was the “elephant in the room” of the election campaign», sottolineando come il tema della crisi economica abbia dominato quasi interamente lo spazio della campagna elettorale. E questo, Nick Clegg, lo ha capito sin dall’inizio, concentrando gran parte dei propri sforzi su questo tema, potendo contare su un valido collaboratore

come Cable, definito da più parti come il best Chancellor. Il rimedio proposto dal tandem liberaldemocratico si basa sul taglio dei benefit per i redditi più alti, tagliando la spesa improduttiva e congelando per un anno gli stipendi dei dipendenti pubblici. Certamente il punto di forza della politica economica dei Lib Dems risiede nel progetto di riforma del sistema bancario, il cui scopo, secondo Cable, è quello di «[…] evitare che la sconsideratezza di alcuni banchieri possa tenere i contribuenti in ostaggio per ottenere da loro il pagamento di un riscatto». Quello dei Liberaldemocratici è, dunque, un piano di governo concreto e non una semplice wishful list. È un progetto realistico di rilancio che Clegg ha impostato imparando dagli errori commessi dai governi precedenti, criticando apertamente tanto i Labours quanto i Conservatives. In questa “terza via” i Lib Dems cercano di aprirsi un varco, di trovare uno spazio concreto per porsi come autorevole voce rispetto ai due partiti avversari. Il giornalista del Guardian, John Kampfner, ha commentato il programma elettorale dei Lib Dems affermando che «[…]queste proposte fiscali sono di gran lunga le più ambiziose e redistributive di qualunque altro partito. Rafforzano il “fascino” dei Lib Dems per l’esercito degli elettori di centrosinistra delusi da un partito Laburista “guerrafondaio” e inefficace nella sua politica nei confronti delle banche […]». Dunque un atto di endorsement importante da parte di un intellettuale che in passato è stato legato ai Labours, essendo stato, tra l’altro, autore di alcuni libri sul partito di Brown, tra cui la biografia dell’ex Segretario di Stato per gli Affari Esteri e del Commonwealth, Robin Cook, dimessosi nel 2003 dal suo incarico per dissensi sulla politica estera del governo di Tony Blair. Dunque, il programma lanciato nella Convention di mercoledì, sembra aver riscosso buoni consensi da più parti, anche tra coloro che storicamente non si definiscono elettori del partito liberaldemocratico. È proprio a questi che Clegg ha inteso rivolgersi quando, chiudendo il suo discorso programmatico, ha affermato:

«Se questo è ciò che volete, votate per noi.

Se non avete mai votato Liberal Democrats e avete pensato:

loro hanno delle idee giuste, ma possono essere in grado di compierle?

Questo manifesto è la vostra risposta.

Noi possiamo farlo: noi vogliamo farlo».

Clegg, dunque, chiede la fiducia di quanti credono sia possibile un reale cambiamento, per  rilanciare una Nazione uscita, come ogni altro Paese europeo, con le “ossa rotte” dalla grave crisi economica dello scorso anno. Secondo il politico di Chalfont St Giles questo è possibile, e per riuscirci in cambio chiede agli elettori del Regno la loro fiducia e il loro voto. Perchè, come ha detto lui, «we can: we will». Semplicemente.

Andrea Fumarola 

Pubblicato il 16 aprile su codicepuk.wordpress.com

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