L’attualità del 25 aprile

Giornate come queste servono. Servono a ricordare la nostra storia, le nostre radici, i valori su cui si fonda la nostra Repubblica.
Ma per evitare che giornate come queste si trasformino in un vuoto esercizio di retorica fine a se stesso, o siano solo un’occasione per pubblicare un post o un tweet esteticamente accattivante, dobbiamo far vivere giorno dopo giorno questi valori.
Come la Costituzione che, seppur vecchia di quasi 70 anni, si adatta alle esigenze della storia, così anche noi abbiamo il dovere di adattare la nostra “Costituzione morale” alla realtà di tutti i giorni. Inutile partecipare alle manifestazioni per il 25 aprile se poi si dimenticano principi quali la libertà, l’uguaglianza e la solidarietà su cui la nostra società – e la nostra Repubblica – è stata edificata.
Non mi riferisco al rischio incombente di una dittatura per come la consociamo noi o l’abbiamo studiata sui libri di storia. Come la mafia, o ancora più tristemente il terrorismo di questo inizio di secolo, anche la “tirannide” assume forme spesso invisibili, spesso sottili e molto più pervasive di un palese colpo di Stato o di una presa in armi delle istituzioni democratiche.
La prima vittima, in questi casi, è spesso il nostro spirito critico, ovvero la nostra capacità di “leggere” e e comprendere i fatti. Negli ultimi decenni, con la televisione commerciale e poi sempre più con la pervasività dei social network, il tempo della riflessione, dello studio, del ragionamento ha lasciato spazio al linguaggio dell’immagine, dello slogan, della “cultura di Google”, con un modello diventato vincente perché tanto immediato nel raggiungere il proprio destinatario (cioè noi) quanto grande è l’illusione di comprensione dei fatti che essa dà.
Gli attacchi compiuti in questi giorni dal governo nei confronti della magistratura vanno inquadrati in questo discorso. Le parole, seppur molto forti, di un magistrato sono state (volutamente) travisate e liberamente interpretate dal Presidente del Consiglio e dai suoi megafoni (La Repubblica e La Stampa, quest’ultima per bocca dell’astro nascente e figlio d’arte Mattia Feltri). Leggendo tale strumentalizzazione non sono riuscito a non provare imbarazzo e preoccupazione per il livello a cui il dibattito politico italiano sembra essere arrivato. Oggi, vestendo la maschera del pacificatore, lo stesso presidente del Consiglio tramite un’intervista a Repubblica ha porto il ramoscello d’ulivo tenendo a precisare che la politica non sarà mai subalterna alla magistratura.
Questo è certamente condivisibile quanto vero per due motivi. Il primo, è che nel nostro sistema statale vige la separazione dei poteri proprio di ogni liberal-democrazia, per cui lo stesso ragionamento vale anche a parti invertite. Il secondo è che un Paese in cui i vari Craxi e Berlusconi (e tanti altri) sono rimasti sostanzialmente impuniti non sembra propriamente soffrire di una “dittatura delle toghe”, come dimostra il fatto che spesso la magistratura ha visto le proprie mani legate dalla politica, trincerata dietro autorizzazioni a procedere e “legittimi” impedimenti.
Ecco, oggi mentre ricordiamo chi ha lottato per noi ed ha perso la vita anche perché io fossi qui a scrivere questo noioso e lungo pezzo, iniziamo a dare più tempo a noi stessi per riflettere su ciò che sta succedendo in questo Paese.
Noi che siamo figli di questo lungo settantennio di pace diamo troppo per scontata la nostra libertà, soprattutto, quella intellettuale. Ma badate bene che anche se non ci sarà una dittatura manifesta a oscurare il nostro accesso a Google come accade in Cina o un Minculpop a dirci quello che dobbiamo studiare e insegnare a scuola e nelle università come accaduto con il Fascismo, il pericolo di perdere la nostra libertà è sempre dietro l’angolo.
Tutti noi dobbiamo essere partigiani e abbiamo il dovere di essere sentinelle contro la dittatura del pensiero massificato e appiattito. Non con i fucili, ma con i pensieri, la parola e la scrittura. E solo allora sarà 25 aprile tutto l’anno.
 
Buon 25 aprile! W la Libertà!

In Burundi, Haiti ed Etiopia le peggiori elezioni del mondo nel 2015

Un nuovo report dell’Electoral Integrity Project (EIP) mostra come nell’ultimo anno in Burundi, Haiti ed Etiopia si siano svolte le “peggiori” elezioni del mondo.

Il report del EIP copre 180 elezioni parlamentari e presidenziali tenute tra la metà del 2012 fino alla fine del 2015 in 139 paesi in tutto il mondo, tra cui 54 elezioni nazionali tenutesi durante il 2015.

Le elezioni nel mondo soffrono spesso di manipolazioni compiute attraverso brogli e corruziojne, intimidazioni e violenze. I finanziamenti destinati alle forze politiche, inoltre, sono viziati da squilibri, corruzione e tangenti. E’ stato dimostrato come tali pratiche illecite minino principi quali la partecipazione dei cittadini alla politica, l’accountability e la fiducia nella democrazia. Problemi che si presentano nonostante ogni anno la comunità internazionale investa circa mezzo miliardo di dollari per migliorare la qualità delle procedure elettorali.

Ma quali elezioni sono viziate o, peggio, “fallite”? Evidenze empiriche raccolte dall’Electoral Integrity Project attraverso una survey post-elettorale condotta su più di 2000 esperti. La surve, immediatamente dopo ogni elezione, domanda a esperti nazionali e internazionali di monitorare la qualità di una elezione basata su 49 indicatori. Queste risposte sono raggruppate nelle 11 fasi di cui il ciclo elettorale si compone per comporre un indice di Percezione dell’Integrità Elettorale (PEI), che misura la qualità delle elezioni su una scala da 0 a 100. “Fallite” sono quelle elezioni che conseguono un punteggio uguale o minore di 40/100. “Contestate” quelle con un punteggio incluso tra 40 e 50 secondo l’indice PEI.

L’Electoral Integrity Project è un progetto di ricerca indipendente con sede nelle Università di Sydney e Harvard, diretto dalla Professoressa Pippa Norris.

  • Nell’ultimo anno “fallite” elezioni in 8 Paesi. L’Etiopia è stata protagonista della peggiore elezione nel mondo, con tutti i seggi vinti dal partito di governo, il Fronte Democratico Rivoluzionario del Popolo, nel Maggio 2015, tra repressione, intimidazioni e censura. Haiti ha visto elezioni con brogli diffusi, proteste e scontri. Altri “fallimenti” sono avvenuti in Burundi, Togo, Azerbaijan, Tajikistan, Bielorussia e Uzbekistan.
  • Altre 9 elezioni sono state contestate lo scorso anno in Zambia, Tanzania, Sudan, Egitto, Guinea, Guatemala, Venezuela, Turchia e Kazakistan.
  • Alcune democrazie consolidate hanno avuto performance relativamente scares. Le elezioni britanniche del maggio 2015 si sono classificate 39°, la peggiore performance nell’Europa occidentale. Le elezioni statunitensi del 2012 e del 2014 sono state classificate come le peggiori tra tutte le democrazie consolidate, specialmente in tema di finanziamenti e registrazione elettorale.
  • Di contro, comunque, gli esperti hanno assegnato un punteggio molto alto alle elezioni tenutesi in Danimarca (1^ classificata), Finlandia, Estonia, Svizzera, Polonia, Portogallo, Israele, e Canada.
  • Alcuni notevoli miglioramenti, tuttavia, sono avvenuti nel corso dell’ultimo anno, tra cui Nigeria e Myanmar, sebbene tali elezioni lascino ancora spazio per ulteriori miglioramenti. Anche le elezioni in altre democrazie in via di sviluppo e democrazie più recenti sono state classificate come abbastanza buone, tra cui Benin, Croazia, e Lesotho.
  • I problemi più diffusi riguardano i finanziamenti alla campagna e il ruolo dei mass media. Gli esperti hanno classificato circa due terzi delle elezioni (68%) come “fallite” in tema di finanziamento elettorale. Allo stesso modo, il 38% di tutte le elezioni sono “fallite” riguardo alla copertura della campagna elettorale da parte dei media.
  • Tre fattori principali hanno minato l’integrità delle elezioni: Three main factors undermined electoral integrity: vincoli sociali (come radicata povertà ed eredità delle guerre civili); legami internazionali (come la membership di organizzazioni regionali); per ultimo, la struttura delle istituzioni politiche (inclusi i sistemi elettorali proporzionali e l’imparzialità delle autorità di gestione delle elezioni (i cosiddetti electoral management bodies).

 “Durante gli ultimi decenni, sempre più elezioni si sono tenute nel mondo, ma troppo spesso le elezioni falliscono nel rispondere agli standard internazionali” dice Pippa Norris. “Questo studio è il primo a raccogliere evidenze affidabili attraverso gli esperti, per localizzare dove nell’ultimo anno le elezioni siano state problematiche – come Etiopia, Burundi e Haiti – e anche per celebrare dove esse si siano svolte con successo, come in Estonia, Finlandia e Danimarca”.

“Questo studio fornirà utili evidenze per un ampio numero di studiosi e policymakers, inclusi i pubblici ufficiali, organizzazioni per i diritti umani, ricercatori accademici e reporters che studiano le elezioni e cercano di rafforzare l’integrità delle elezioni”.

Ulteriori informazioni – incluso il report completo – sono disponibili sul sito dell’Electoral Integrity Project: www.electoralintegrityproject.com o all’indirizzo mail: electoralintegrity@gmail.com.

 

Contatti:

Prof. Pippa Norris, Direttore EIP, pippa_norris@harvard.edu; Skype: pippa.norris;

Dr Ferran Martínez i Coma, Ricercatore EIP, ferran.martinezcoma@sydney.edu.au  +61 2 9351 2147;

Dr Alessandro Nai, Project Manager EIP, alessandro.nai@sydney.edu.au +61 2 9351 2147;

Max Grömping, Ricercatore EIP, Max.Groemping@sydney.edu.au  61+ 2 9351 5085.

Consulta il comunicato integrale con i dati del report

 

Fidesz and electoral reform: How to safeguard Hungarian democracy

di Andrea Fumarola – articolo pubblicato su LSE EUROPP Blog e Democratic Audit UK il 21 Marzo 2016

In February, Michel Forst, a UN special rapporteur for human rights, heavily criticised Hungary’s government, led by Viktor Orbán, for rushing through hundreds of laws which, in his opinion, had “debilitated a well-functioning democracy” and shackled human rights groups. Is this perspective accurate? If so, then what has happened over the past few years to derail the Hungarian transition to democracy?

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