Dal “quasi bipartitismo” alla “quadriglia bipolare”?/1: un modello di competizione ancora valido


Il sistema partitico spagnolo si è strutturato sin dagli inizi della sua vita democratica secondo un modello “quasi bipartitico” che si è rivelato stabile nel corso del tempo. La stutturazione della società spagnola lungo due tipi di quelli che Lipset and Rokkan [1967] hanno chiamato cleavages – quello territorial e quello funzionale – hanno condotto alla creazione di un Sistema fatto di partiti allineati secondo due dimensioni: la “frattura” destra/sinistra e quella centro/periferia, con quest’ultima che ha favorito la nascita dei numerosi movimenti regionalisti.

Questo modello è durato circa trent’anni, entrando in crisi con le elezioni anticipate del 2011 quando il premier socialista Zapatero sancì anticipatamente la fine del suo mandato. Questo ha portato già quattro anni fa ad un terremoto capace di mettere in crisi il sistema collaudato di un quasi bipartitismo arricchito da numerosi partiti nazionalisti/regionalisti. In quell’occasione, la forte emorragia di voti subita dal PSOE fu raccolta dai post-comunisti di Izquierda Unida e dal UPyD dell’ex parlamentare socialista Rosa Diéz, capaci di incrementare il loro consenso di più del 3% se paragonato alle elezioni del 2008.

Le elezioni di ieri, hanno infine sancito probabilmente la fine di questo modello di competizione partitica sviluppatosi dal 1982 ad oggi. La crescita esponenziale dei partiti “di protesta” come Podemos e Ciudadanos unita all’arretramento dei partiti storici quali PP e PSOE e all’impossibilità di formare un governo monocolore anche solo di minoranza pare costituire un messaggio inequivoco. Il “modello spagnolo”, preso spesso ad esempio dalle altre democrazie instabili d’Europa – prima tra tutte l’Italia – è davvero entrato in una crisi irreversibile, i cui segni già erano apparsi evidenti nelle elezioni del novembre 2011? Prima di rispondere a questa domanda è necessario comprendere il funzionamento della competizione politica e la strutturazione del comportamento elettorale dei cittadini spagnoli.

Dato per scontata l’importanza assunta dal cleavage centro/periferia nella strutturazione del sistema partitico spagnolo, sembra interessante focalizzare l’attenzione su come il comportamento elettorale e la competizione tra partiti a livello nazionale si siano modellati in accordo con il cleavage ideologico “destra-sinistra”.

Il modello di competizione intorno al quale il sistema spagnolo è andato strutturandosi corrisponde al più comune diffuso tra i paesi europei: il cleavage destra/sinistra [Dalton et al. 1984; Knutsen 1997; Eijk 2005]. Si tratta di quello secondo cui la maggior parte dei cittadini è in grado di collocarsi e di collocare i partiti politici su una scala che va da sinistra a destra (solitamente 0-10) d votare secondo tale preferenza. Ma un elemento particolarmente interessante è quello suggerito da uno studio di Adams et al. [2011], secondo cui il posizionamento dei cittadini su questo “continuum” è esogeno all’azione dei partiti, ovvero essi non sono in grado di influire sugli orientamenti degli individui. Questo punto sancirebbe la separazione tra interesse politico e identificazione partitica, contraddicendo quanto insegnatoci dal modello Michigan.

Come suggeritoci nelle diverse tornate dell’Eurobarometro e della European Value Surveys raccolte dall’inizio degli anni Ottanta, gli spagnoli hanno sempre segnato i livelli piiù bassi di partisanship rispetto a tutte gli altri Paesi membri dell’Unione Europea. Il caso spagnolo sembra aderire perfettamente al tipo di modello sopra descritto. Infatti, in tutti questi anni i maggiori partiti a livello nazionale (PP, PSOE and IU) hanno mantenuto un elettorato eterogeneo ma, comunnque, strutturato secondo stabili confini ideologici.

Per dirla con Morlino (1998) è possibile affermare che il fattore ideologico è servitor per “ancorare” il voto sin dalla ricostruzione della democrazia spagnola, istituzionalizzando così un modello di competizione che sembra esser rimasto a lungo valido. In altre parole, l’identificazione politica (o ideologica) – considerata come il modo in cui gli elettori vedono se stessi e i partiti in termini di sinistra v. destra – sembra avere maggiore importanza non solo rispetto al fattore sociale di strutturazione del voto ma anche dell’identificazione partitica che è sempre stata molto bassa  [Gunther and Montero, 1994; Linz and Montero, 1999]. Dall’altro lato diversi studi [Freire and Costa Lobo, 2002; Calvo et al. 2011] hanno mostrato che il fattore ideologico presenta il più alto tasso di correlazione nei confronti del comportamento di voto, indicando che gli elettori non solo legati a uno specifico partito – anche a causa della loro natura catch-all [Morlino 1998] – ma al “generico spazio” sinistra-centro-destra.

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Come mostrato nella figura sopra, il cleavage destra-sinistra sembra mantenere una certa rilevanza, come osservabile dal più o meno costante score fatto registrar nel corso del tempo da ciascuna categoria e il decline simultaneo – iniziato dopo il 2000 – di quella porzione di elettorato che rifiuta di porsi lungo la scala.

Questo schema appare dunque ancora valido per il sistema politico spagnolo, dominato per lungo tempo dai due maggiori partiti – PP e PSOE – e, allo stesso tempo caratterizzati da un alto grado di polarizzazione che permette di adottare le conclusion di Dalton and Wattemberg [2009: 912] circa la relazione tra ‘left-right attitudes’ e la polarizzazione politica: la correlazione tra queste due variabili sembra maggiore in un sistema con pochi partiti ma con maggiore polarizzazione (come nel caso della Spagna, almeno fino al 2011), strutturato secondo un abbastanza polarizzato modello di competizione destra-sinistra. Questi dati mostrano come gli elettori spagnoli siano più legati a categorie ampie – in cui possono essere ricompresi più partiti – piuttosto che all’identificazione con un preciso partito. Inoltre, questa divisione non riflette divisioni di classe – che sono invece attraversate egualmente da ciascun partito – ma piuttosto diverse “visioni politiche” associate con la divisione destra-sinistra attraverso simpatie e identità di ciascun elettore.

Tali conclusioni potrebbero anche spiegare la recente nascita e la crescita di partiti di partiti di protesta quali Podemos e Ciudadanos, capaci – come si vedrà nel prossimo articolo – di scardinare l’assetto quasi-bipolare del sistema spagnolo pur collocandosi all’interno di quel sistema di competizione destra-sinistra che appare quanto mai valido per spiegare il funzionamento delle dinamiche politiche ed elettorali del paese sud-europeo. Entrambi si sono proposti come partiti nuovi, nati per scardinare il sistema “corrotto” dei partiti tradizionali. Ma entrambi, a differenza del caso-Grillo in Italia, hanno deciso di muoversi e di strutturarsi all’interno di un sistema competitivo non solo tradizionale quale quello della competizione partitica, ma soprattutto hanno scelto di aderire a quel modello strutturale di competizione destra-sinistra tanto diffuso nell’Europa occidentale.

 

 

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