L’ombra del populismo sulla locomotiva europea?

A circa tre mesi dal rinnovo dei 460 deputati del Sejm – la Camera dei Deputati polacca – il partito di governo, Piattaforma Civica (PO), appare ancora scosso dalla bruciante sconfitta elettorale subita a maggio nelle elezioni presidenziali che hanno visto trionfare con più del 51% dei voti il candidato populista di Diritto e Giustizia (PiS) Andrzej Duda davanti al presidente uscente, il centrista Bronisław Komorowski. Accanto a questo, lo scandalo intercettazioni che ha costretto alle dimissioni tre parlamentari di PO e il Presidente del Sejm, ha minato ulteriormente la già precaria popolarità del governo uscente guidato da Ewa Kopacz. E’ ancora presto per dire se tutto ciò rappresenti l’intonazione del requiem alle speranze di conferma di PO al governo in cui siede ininterrottamente dal 2005. Certo è che una dura battaglia è appena iniziata per rispondere efficacemente al forte sentimento di sfiducia diffuso nell’opinione pubblica polacca.

La strategia di PO e del premier Kopacz durante la campagna per le recenti elezioni presidenziali è stata quella di cercare di rassicurare gli elettori convincendoli della certezza di una vittoria del presidente uscente già al primo turno, nel tentativo di creare, nell’immediato, un massiccio effetto bandwagon nei confronti del presidente uscente Komorowski e, nel medio periodo, un effetto di traino verso le attese elezioni parlamentari di ottobre. Invece, l’inaspettata sconfitta contro Andrzej Duda, il candidato del PiS di Jarosław Kaczyński, ha mandato in pezzi la strategia di PO e cambiato notevolmente la tendenza dei sondaggi elettorali in vista delle elezioni d’autunno, con il partito di opposizione ora stabilmente avanti di 13 punti percentuali come mostrato da una survey pre-elettorale pubblicata il 17 luglio scorso sui media polacchi.

Il risultato delle presidenziali di maggio ha inoltre suggerito l’ormai inapplicabilità di quella “strategia della paura” adottata finora – con successo – dal partito del premier Kopacz, capace in passato di mobilitare gli elettori indecisi generando paura per una vittoria dell’inaffidabile avversario populista. Gli elettori, in gran parte delusi dalle prospettive occupazionali del Paese – che, comunque, è stata una delle economie a maggior crescita dai tempi della crisi del 2008 – ma anche dai recenti scandali che hanno investito la classe dirigente al governo, hanno deciso di “voltare le spalle” a Piattaforma Civica. A godere di questa situazione è stato il partito di Kaczynski, che ha promesso una distribuzione più equa della ricchezza nazionale e un richiamo sempre maggiore ai valori della Chiesa cattolica sul modello della vicina Ungheria di Orban. PiS ha inoltre promesso di riformare il fisco con un sistema che aumenti le imposte per gli istituti di credito e, contemporaneamente, aumentare i benefici per famiglie e lavoratori, abbassando l’età richiesta per la pensione. Un programma politico che, comunque, ha indispettito non poco gli investitori esteri interessati a portare capitali nel paese polacco, costituendo un elemento che certamente potrà essere usato a proprio favore dal governo Kopacz quando la campagna elettorale entrerà nel vivo.

Ma se il testa a testa tra il due maggiori partiti va delineandosi sempre più, non appare ancora chiaro con chi un vincitore possa formare la nuova coalizione di governo il giorno dopo le elezioni. Il sistema di elezione dei 460 membri del Sejm prevede un riparto proporzionale dei seggi con metodo Saint-Lague modificato (più distorsivo) e uno sbarramento al 5% per la singola lista e dell’8% per le coalizioni. Le elezioni presidenziali hanno costituito un vero e proprio terremoto per il sistema politico polacco, con il successo dell’ex rock star Paweł Kukiz che, presentandosi come un candidato anti-sistema e facendo della riforma elettorale in senso maggioritario il proprio cavallo di battaglia, è stato in grado di conquistare al primo turno più del 20% dei voti, alterando radicalmente le future dinamiche di formazione delle coalizioni. 807cc351b7f74e017dc889fc2f2bee7aFino ad ora, PiS non sembrerebbe avere alleati possibili o dichiarati tra i maggiori gruppi parlamentari, elemento che potrebbe dunque favorire PO in ottica di conservazione della guida del governo. Tuttavia, l’entrata in parlamento – o comunque la dote di voti di matrice populista di destra – nelle mani di Kukiz, potrebbe costituire una svolta per il lanciatissimo partito di Kaczyński, che potrebbe spostare la campagna su toni sempre più populisti per accaparrarsi questo prezioso bottino. Se il lato destro dello spettro politico appare già affollato, PO si vede ora attaccata anche nel suo stesso bacino elettorale dalla nascita di un piccolo movimento di matrice autenticamente liberale guidato da Ryszard Petru che, criticando Kopacz di aver tradito l’ideologia originaria del partito, propone un programma puramente liberista di economia di mercato, taglio delle tasse e dello stato sociale, in particolare delle pensioni. Seppur non particolarmente rilevante in termini di voti – attualmente fluttuante intorno alla soglia del 5% – il partito di Petru (così come il movimento di Kukiz) rappresenta un rischio consistente di drenaggio di voti storicamente appannaggio del partito dell’attuale presidente del consiglio europeo Tusk.

Centrando ulteriormente il focus su Piattaforma Civica, pare inutile nascondere che essa stia attraversando una pesante crisi politica sia “esogena” nei rapporti con l’elettorato, e sia “endogena” strettamente legata alla propria leadership. PO negli ultimi anni è stata vittima, come quasi tutti i partiti di governo dell’Unione Europea, di quel sentimento di ostilità e disaffezione verso la politica avvertito soprattutto dai più giovani che costituiscono la fascia più colpita dalla recente crisi economica. Queste difficoltà, unite ai recenti scandali che hanno travolto una classe politica al potere ininterrottamente da quasi un decennio, hanno deteriorato irreparabilmente il rapporto già critico che in diversi Paesi dell’Europa occidentale – Grecia, Spagna, Francia e Italia – ma anche dell’Europa centro-orientale – su tutti Ungheria e Bulgaria, ma non solo –  hanno portato all’exploit elettorale di partiti di matrice populista e anti-sistema. Come accennato, accanto a questo dato, molti dubbi circondano la leadership di Ewa Kopacz, in particolare la sua capacità di invertire la rotta di un partito che veleggia verso la sconfitta nelle elezioni del 25 ottobre. La leader di PO appare come una donna incapace di essere poco più che una “party manager”, ovvero abile nel moderare e bilanciare le diverse fazioni rivali interne al partito e controllare la situazione politica attraverso manovre di breve periodo. Una leadership che Sergio Fabbrini definirebbe, in riferimento all’esperienza presidenziale di Clinton alla Casa Bianca (1993-2000), “leadership microgovernativa”, ovvero caratterizzata da un governo per singoli problemi (potluck government), fatto di piccoli provvedimenti tesi a mantenere la barra a dritta nel mare turbolento del governo diviso. La leadership di Kopacz appare poi molto simile a quella del PSOE di Rubalcaba (2011-2014), in cui appare evidente la mancanza di carisma e autorità, ma soprattutto di quella capacità di tracciare una strategia politica che possa aiutare PO a proporre una risposta effettiva ai cambiamenti sociali che ne hanno eroso il consenso negli ultimi mesi.

E’ ancora presto per dire con certezza se Piattaforma Civica sia destinata ad una delle più pesanti sconfitte elettorali della sua breve storia. Nonostante la crisi evidente, essa mantiene ancora importanti risorse politiche, soprattutto in termini di controllo dei media, che potrebbero aiutarla a recuperare il gap con l’avversario nelle settimane più calde della campagna. Tuttavia, come mostrano I sondaggi, è innegabilmente il PiS di Kaczyński a guidare il gioco, potendo contare non solo su un considerevole vantaggio nei confronti del diretto avversario e l’effetto-traino conquistato con il brillante risultato delle elezioni presidenziali, ma anche sulla consistenza elettorale del movimento populista di Kukiz, politicamente affine per molti versi a PiS e che potrebbe rappresentare il principale candidato a costituire la nuova possibile coalizione di governo alla guida della Polonia.

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