16 risposte sull’Italicum al Sole 24 Ore

Venerdì scorso, Il Sole 24 Ore ha posto 16 domande a Roberto D’Alimonte e Valerio Onida per spiegare ai propri lettori la nuova riforma elettorale, volgarmente chiamata Italicum. Quelle stesse domande sono state poi riprese da altri accademici, come Stefano Ceccanti e Gianfranco Pasquino che hanno provato a dare una loro (divergente) opinione sul progetto di riforma del Porcellum che quest’anno compie 10 anni. Di seguito un tentativo personale e modestissimo di rispondere ai 16 quesiti del Sole sull’Italicum che, nonostante le costanti modifiche apportate in questi mesi, appare sempre più come un dipinto in chiaroscuro.

1. La riforma che la Camera si avvia ad approvare è buona o cattiva?

Un giudizio secco è forse limitativo, e forse anche da bar dello sport. Tuttavia, sembra piuttosto evidente che il rapporto costi/benefici sia di segno negativo.

2. Se dovesse elencarne i meriti in tre punti, quali citerebbe?

I (pochi) meriti stanno forse solamente nel premio di maggioranza, che potrebbe garantire un governo di legislatura, e nel ballottaggio (eventuale) per l’assegnazione dello stesso.

3. In cosa invece la ritiene sbagliata o migliorabile?

Tre elementi: i capilista bloccati e le candidature multiple, che espropriano gli elettori del potere di scelta effettiva; le due preferenze, che in passato sono state strumento di promozione di comportamenti “poco virtuosi” come il voto di scambio; la soglia bassa che frammentando le opposizioni soffoca ogni aspirazione di creare una sana democrazia maggioritaria.

4. I sostenitori della legge ne sottolineano la spinta a favore della governabilità. Lei è d’accordo? E in che modo ciò avverrà?

Si, come detto sopra il premio majority-assuring fa sì che, secondo quanto già previsto dal Porcellum, il partito più votato ottenga 340 seggi su 630 (pari al 55% del totale). L’unica differenza sta nel fatto che tale premio venga riconosciuto non più alla coalizione, bensì alla lista più votata.

5. Al contrario i detrattori ne sottolineano i limiti in termini di rappresentatività. Vede anche lei un rischio in questo senso?

Certamente la “coperta corta” sotto la quale riposa il Parlamento implica che ad una maggiore governabilità faccia da contraltare una più limitata rappresentatività, cui (goffamente) si è cercato di rimediare abbassando lo sbarramento al 3%. La disproporzionalità è un effetto comune di molti sistemi elettorali europei (si veda UK, Spagna e Francia su tutti), ma in tutti questi casi non si assiste alla “balcanizzazione” delle opposizioni, con il governo che trova nell’opposizione (al singolare) spesso un partito forte e credibile in termini di alternanza e competizione. Per quanto riguarda poi i capilista bloccati, se è vero che influiscono in piccola parte sulla lista vincente (nominati solo 100 su 340 deputati), tale effetto avrà conseguenze pesanti sui gruppi parlamentari di opposizione (da Forza Italia a SEL) che vedranno la quasi totalità dei componenti eletti tra i capilista scelti dalle segreterie/presidenze, lasciando quasi intatti i limiti di rappresentatività del Porcellum.

6. Una delle obiezioni della Consulta al Porcellum è l’eccessiva disproporzionalità del premio di maggioranza attribuito senza stabilire una soglia minima. L’Italicum prevede una soglia del 40 per cento per ottenere il premio del 15 per cento. Si risponde così alle osservazioni della corte?

Nel caso in cui si aspiri ad un sistema maggioritario, la scelta appare ragionevole. In caso contrario si sarebbe dovuto adottare un sistema proporzionale che comunque avrebbe impedito allo stato attuale la formazione di qualunque governo.

7. Non è un’anomalia in sé applicare un premio di maggioranza sulla base di un sistema proporzionale?

Come più volte ripetuto da Roberto D’Alimonte, con l’Italicum si è voluto estendere anche a livello nazionale la logica maggioritaria che è alla base delle elezioni tenute per gli enti locali (regioni, province, comuni). A livello europeo non esiste invece un sistema proporzionale che preveda un formale meccanismo maggioritario, mentre diversi sono quelli che presentano esiti maggioritari indiretti: su tutti la Spagna, dove la competizione tra i due partiti maggiori è stata finora garantita dalla natura delle dimensioni delle circoscrizioni.

8. La soglia di sbarramento è stata portata al 3 per cento per tutti i partiti. Se si voleva davvero fronteggiare la frammentazione non era meglio una soglia più alta, magari del 5 come in Germania?

Ovviamente si. La soglia del 3% è puramente frutto delle contrattazioni parlamentari per garantire una maggiore base di consenso tra i partiti.

9. Non si rischia in questo modo la “balcanizzazione” delle opposizioni in presenza di un primo partito rafforzato dal premio?

Come detto ai punti 3 e 5, tutti i sostenitori dell’Italicum sono consci di questo. Tuttavia, pare che nel nuovo approccio di governo renziano (quello del Leviatano, “mostro marino che tutto inghiotte”) tutto questo non costituisca un problema. Così facendo però, tutti i benefici maggioritari della legge sono solo per il partito di governo, mentre per la minoranza varrà niente più che un “proporzionale puro”, con la conseguenza di frammentare e condannare all’irrilevanza le sempre più numerose e polarizzate opposizioni.

10. L’altra importante obiezione della Consulta al Porcellum riguarda le lunghe liste bloccate, che non permettevano all’elettore di riconoscere il futuro eletto. La soluzione del capolista bloccato e delle preferenze per tutti gli altri non è un ibrido al ribasso? Soddisfa le indicazioni della Consulta?

Come detto sopra (vedi risposta 5), questo escamotage dei capilista bloccati furbescamente presentati come “candidati di collegio” mantiene quasi totalmente in piedi le censure costituzionali avanzate con la sentenza 1/2014. Si è cercato così di mantenere il sistema delle nomine che tanto piace a tutti – dal PD a FI, da M5S alla Lega – unendolo alle preferenze, facilmente gestibili a livello locale.

11. L’Italicum prevede la possibilità di candidature plurime per il posto di capolista. Con il rischio che un elettore scelga un partito in virtù dell’appeal di un capolista ritrovandosi poi ad eleggere un altro candidato. Questo non va contro l’indicazione della Consulta sulla riconoscibilità?

Certamente si. Gli estensori e i sostenitori – soprattutto tra gli accademici – della presente legge hanno per anni condannato le candidature plurime (insieme alle liste bloccate) quale ferita profonda al diritto degli elettori di scegliere i propri rappresentanti. Ma sembra che oggi la scienza politica non segua più il criterio bobbiano della “avalutatività”, ma piuttosto abbia scelto di diventare “braccio armato” della politica.

12. Il premio di maggioranza, sia in caso di vittoria al primo turno sia in caso di vittoria al ballottaggio, attribuisce alla prima lista un vantaggio alla Camera di circa 25 deputati. Dal momento che la legge è stata pensata soprattutto in chiave di governabilità, non è un margine troppo esiguo?

No, è assolutamente in linea con le necessità (numeriche) di una solida maggioranza parlamentare che per di più si basa su un’unica lista e non più su coalizioni catch-all.

13. L’Italicum vieta espressamente gli apparentamenti tra partiti tra il primo e l’eventuale secondo turno di ballottaggio, apparentamenti consentiti in altri sistemi con ballottaggio. Non si rischia in questo modo di comprimere troppo il confronto democratico dando tutto il potere ai partiti maggiori?

Personalmente date le caratteristiche del sistema partitico avrei mantenuto il sistema delle coalizioni, prevedendo per esse il premio di maggioranza, magari innalzando la soglia di sbarramento e creando così coalizioni minime di due partiti al massimo.

14. Non è anomalo posticipare l’entrata in vigore dell’Italicum al luglio 2016 privando il Paese di un efficiente sistema elettorale in caso di necessità?

Tale scelta – così come lo sbarramento al 3%, i capilista bloccati, le candidature multiple, il premio di lista – è frutto delle continue contrattazioni parlamentari tra le parti. Credo poi che Renzi, a meno di clamorosi sviluppi, potrà continuare a contare sul sostegno del PD e del NCD, entrambi dominati dal primordiale istinto di autoconservazione.

15. L’Italicum vale solo per l’elezione della Camera dei deputati dal momento che c’è un legame politico con la riforma costituzionale ora all’esame del Senato per la terza lettura che abolisce il Senato elettivo trasformandolo in Camera delle Autonomie. Non è irrazionale, nel caso in cui la riforma costituzionale non andasse in porto, andare a votare con due sistemi diversi (l’Italicum per la Camera e il proporzionale Consultellum per il Senato)?

L’all-in fatto da Renzi nei giorni scorsi consentirà l’approvazione delle due leggi da parte del parlamento. In caso contrario si voterebbe con il Consultellum anche per eleggere la Camera. Tuttavia resta la spada di Damocle del referendum consultivo, che potrebbe mettere tutto in discussione anche qualora Renzi vinca la sua campagna in Parlamento.

16C’è il rischio di introdurre un presidenzialismo di fatto con il maggioritario Italicum e una sola Camera elettiva, come sostengono gli oppositori di questa riforma elettorale?

L’Italicum in quanto riforma elettorale, è volta a modificare il sistema di elezione del corpo legislativo, non investendo i rapporti di forza tra poteri dello Stato. E’ evidente che tale riforma rafforzerà la maggioranza di governo e, in tal modo, il presidente del consiglio. Ma parlare di “derive presidenzialistiche” pare solo strumentale o frutto di una scarsa conoscenza del funzionamento del sistema politico italiano.

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