Le aspirazioni di Podemos nella “trappola” del sistema proporzionale spagnolo


Domani l’Andalusia, Comunità Autonoma tra le più popolose della Spagna, si recherà alle urne per il rinnovo dei 109 deputati della Junta (il Parlamento regionale), a causa dello scioglimento della stessa da parte della “Presidenta” socialista Susana Diaz in seguito alla rottura dell’alleanza con i partner di governo di Izquierda Unida. I sondaggi danno nettamente in vantaggio sugli sfidanti il PSOE, che tuttavia non sembrerebbe in grado di ottenere la maggioranza assoluta dei seggi, ragion per cui dovrà cercare un accordo con un’altra delle liste che supereranno lo sbarramento, vale a dire il Partito Popolare, IU, Podemos o Ciudadanos.  Secondo i sondaggi e le opinioni di numerosi analisti, il test locale di domenica rappresenterà verosimilmente un’anteprima dello scenario che potrebbe definirsi il prossimo autunno in occasione delle elezioni generali per il rinnovo del Parlamento nazionale. Tuttavia, il sistema elettorale spagnolo potrebbe ancora una volta salvare il Paese dalla ingovernabilità e dalla frammentazione esasperata caratterizzante altri Paesi del Sud Europa, riducendo così l’impatto dei “giovani” competitors – Podemos e i centristi di Ciudadanos – attestati, secondo le stime, rispettivamente intorno al 22 e al 18 per cento delle preferenze a livello nazionale.

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El Pais, Metroscopia – 9 marzo 2015

Prima di capire come ciò sia possibile, bisogna premettere che le suddette cifre sono frutto di interviste condotte a livello nazionale, quindi non “filtrate” dal riparto circoscrizionale che costituisce uno degli effetti peculiari del sistema politico spagnolo. Un effetto che ha  condotto Douglas Rae (1971), ideatore tra l’altro dell’indice di frammentazione dei sistemi partitici, a paragonarlo allo “Sceriffo di Nottingham” che, al contrario del rivale Robin Hood, “ruba ai poveri per dare ai ricchi”. Quello spagnolo è, infatti, il sistema più disproporzionale adottato nell’Europa continentale, poiché in grado di sovrarappresentare i partiti maggiori (PSOE e PP), penalizzando di conseguenza i partiti più piccoli. Un effetto decisivo, dovuto a due elementi strettamente connessi.

Prima di tutto, le ridotte dimensioni delle circoscrizioni e il loro elevato numero. Infatti più della metà di esse (27 su 52) elegge tra 1 e 5 deputati e, per tale ragione, i due partiti più grandi si sono sempre divisi la posta in palio, contando su questo pesante effetto distorcente. Ad esempio la circoscrizione di Segovia che elegge 3 deputati, ha visto nel 2011 una ripartizione di 2-1 tra PP e PSOE, con i primi aggiudicarsi il 67% dei seggi con solo il 52% dei voti, e i secondi ottenere il 33% sei seggi con appena il 24% dei voti. Ciò significa che il design delle circoscrizioni rappresenta un efficace strumento di distorsione in senso maggioritario, mantenendo nei collegi più piccoli la competizione intorno a due partiti maggiori.

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Questo elemento, ovviamente, non basterebbe da solo a spiegare perché per Podemos la strada sarà un po’ più in salita rispetto a quella delineata in queste settimane dai sondaggi. Vi è, infatti, un secondo fattore rilevante, spiegato brillantemente da Jonathan Hopkin in un suo lavoro del 2005, è legato alla differente performance storicamente ottenuta dai partiti nelle zone urbane e in quelle rurali. Queste ultime – tendenzialmente identificate con le circoscrizioni più piccole tra cui quelle di Segovia, Guadalajara e Huesca –  sono storicamente più inclini a votare per i partiti tradizionali e, in special modo, per quelli conservatori, mentre le zone urbane – coincidenti con le grandi circoscrizioni di Madrid, Barcellona, Valencia e Siviglia – rappresenterebbero oggi per Podemos un importante serbatoio di voti  in grado di farne oggi il primo partito a livello nazionale.

Come è facile capire quindi, i partiti tradizionali – PP e PSOE – sembrano essere decisamente avvantaggiati dai meccanismi del sistema elettorale spagnolo, un proporzionale con effetti maggioritari accentuati dalle dimensioni delle circoscrizioni tali da provocare importanti effetti di sovrarappresentazione proprio in quelle aree rurali più conservatrici e tradizionaliste del Paese in cui Podemos risulta invece notevolmente debole. Se quest’ultimo, come sembra, dovesse conseguire un notevole risultato nelle circoscrizioni maggiori, il limitato effetto di sovrarappresentazione in queste aree rischia di non essere in grado di controbilanciare l’effetto di sottorappresentazione scontato nelle circoscrizioni minori, con la conseguenza che alle prossime elezioni il partito più votato a livello nazionale potrebbe non avere la maggioranza dei seggi nel nuovo Congreso de los Diputados. Ovviamente, vista l’eccezionalità del momento storico e politico che anche la democrazia spagnola sta attraversando dall’inizio della crisi, nonché la natura spesso imprevedibile dei fenomeni sociali, non resta che attendere la prova dei fatti per poter avere una conferma (o una smentita) di queste ipotesi.

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