Elezioni anticipate in Grecia: cercasi maggioranza disperatamente


Dopo poco più di metà legislatura – quella nata dalle turbolenti “elezioni gemelle” della primavera 2012 – il 25 gennaio prossimo la Grecia tornerà alle urne per rinnovare i 300 deputati del Parlamento di Piazza Syntagma. Fatale, al governo conservatore di Antonis Samaras, l’incapacità di formare una maggioranza in Aula per l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica. Era certamente difficile, se non impossibile per il premier, riuscire a convogliare una larga parte di voti – due terzi (e tre quinti dal terzo scrutinio) – su un unico nome, vista la decisa opposizione messa in piedi da Alexis Tsipras, leader di SYRIZA. Quali scenari si aprono ora per il Paese? Si rischia davvero un epilogo simile a quello delle elezioni del maggio 2012 che videro i cittadini tornare alle urne dopo appena un mese?

Un sistema partitico in movimento. I sondaggi circolati nelle ultime settimane parlano chiaro: SYRIZA è primo partito (forte di circa il 28% dei voti) con un deciso margine di vantaggio sul diretto avversario di centrodestra Nea Demokratia di Samaras, fermo al 25%. Alle spalle dei due giganti – e sopra la soglia di accesso al riparto dei seggi – si è creato sostanzialmente il vuoto, con un patrimonio di circa 20-25% del bacino elettorale frazionato tra ben 4-5 formazioni politiche: To Potami (“Il Fiume”), nuovo partito di centro-sinistra, europeista nato meno di un anno fa forte di un buon 6,1%; il partito neo-nazista di Alba Dorata che mantiene il proprio pacchetto elettorale intorno al 6%; i comunisti del KKE con il 5,4%; le “macerie” dei socialisti del PASOK (4,6%), per decenni protagonista della politica greca; i Greci Indipendenti di ANEL, partito di destra critico verso le misure di austerità imposte dalla Troika al Paese ellenico, apparentemente penalizzato negli ultimi anni dall’exploit di Alba Dorata, e per questo dato dai sondaggi in bilico sulla soglia di sbarramento al 3%.

Il sondaggio pubblicato da AlphaTV il 30 dicembre scorso

Il sondaggio pubblicato da AlphaTV il 30 dicembre scorso

Il quadro tracciato dal sondaggio trasmesso il 30 dicembre scorso da AlphaTV conferma l’immagine di un sistema partitico in rapida evoluzione, che dal 2009 ad oggi ha subito profonde trasformazioni non ancora completamente definite. Prima di tutto, il sistema sembra diretto verso la ristrutturazione della tradizionale competizione sostanzialmente bipartitica incentrata ora intorno a ND e SYRIZA, con quest’ultima a raccogliere l’eredità del PASOK fondato nel 1974 da Andreas Papandreu. Tuttavia, l’indice di bipartitismo oggi – attestato al 53,2% – resta ben lontano dal 77,4% del 2009, quando PASOK e ND si spartivano più di due terzi dei voti e dei seggi disponibili nel Parlamento ellenico. Un ulteriore fattore di cambiamento sembra essere legato alla struttura della competizione partitica, non più ordinata lungo il tradizionale asse “sinistra-destra”, ma sempre più verosimilmente condotta lungo la frattura “pro-contro UE” o “pro-contro austerity”, dividendo gli schieramenti in competizione in base al sostegno o meno al “memorandum” imposto dalla Troika nel 2011. Da qui deriva la sostanziale incompatibilità tra partiti ideologicamente prossimi e la conseguente difficoltà per il partito vincitore di formare una coalizione di governo duratura. Il governo uscente, infatti, sebbene incentrato sul perno costituito da ND, contava sull’appoggio esterno di PASOK e DIMAR (quest’ultima fino al giugno 2013). Un’altra problematica, seppur in secondo piano, sembra essere costituita dalla crescita – in numero e in rilevanza – di partiti populisti, sia a sinistra e al centro-sinistra (SYRIZA e Potami) che a destra (Alba Dorata) dello spettro politico, e che potrebbero rendere indubbiamente più complicata la possibilità di costituire una solida coalizione di governo.

La “trappola” del sistema elettorale. Oltre alla complicata situazione a livello sistemico, anche le regole formali che regolano il sistema elettorale greco tendono a complicare parzialmente la situazione. Come è facilmente intuibile, se questo fosse basato sulla regola britannica del first past the post, oggi Tsipras avrebbe la vittoria in pugno. E invece, il meccanismo prescritto dalla legge elettorale, così come riformata in ultimo nel 2008, prevede un iniziale riparto proporzionale di 250 dei 300 seggi tra i partiti che hanno superato la clausola di sbarramento del 3%. Stando all’ultimo sondaggio preso in considerazione, tale clausola permetterebbe oggi la formazione di 7 gruppi parlamentari: SYRIZA, ND, Potami, Alba Dorata, KKE, il decaduto PASOK di Venizelos e ANEL. Il sistema assegna poi al partito più suffragato un premio “di maggioranza” o meglio “di governabilità” (ma non majority-assuring) di 50 seggi, pari a circa il 16% dei seggi. E questo potrebbe costituire un ulteriore problema per il vincitore. Infatti, la legge – riformata nel 2008 con l’introduzione del suddetto premio – prescrive che tale premio venga assegnato “solo” al primo partito o, in alternativa, alla coalizione che però abbia una media di voti maggiore di quella del primo partito della coalizione stessa. Ciò implica che Tsipras non solo farà fatica a trovare partner con cui condividere la responsabilità di governo, ma qualora riuscisse a formare una coalizione pre-elettorale, rischierebbe seriamente di compromettere la possibilità di avere il prezioso premio di governabilità visto che qualunque alleato porterebbe in dote meno della metà dei voti di SYRIZA.

PARLAMENTO ELLENICO. Possibile distribuzione dei seggi.

PARLAMENTO ELLENICO. Possibile distribuzione dei seggi.

Prospettive. Sistema partitico e sistema elettorale sembrano pertanto costituire un mix esplosivo per la già precaria situazione politica greca. Il rischio che dalle urne venga fuori un risultato inconcludente – come già accaduto nel maggio 2012 – appare indubbiamente alto, a causa dell’azione congiunta di alcuni fattori.

La polarizzazione e la frammentazione di un sistema partitico caratterizzato ancora da un’alta ‘fluidità’ e alla ricerca di una sua nuova identità non sembra in grado di poter permettere a un partito di primeggiare con decisione sugli altri. Il sistema politico per come è andato consolidatosi dopo il 1974 appare ormai un ricordo e, seppur nuovamente orientato – dopo la parentesi “tripolare” del 2012 – a un modello competitivo bipartitico, i due attori preponderanti non possiedono più (o non ancora) il peso specifico avuto in passato da PASOK e ND. Il vincitore, che sia Tsipras o Samaras, avrà bisogno di un importante sostegno in termini di seggi da parte di uno o più alleati, non potendo contare più da soli sulle proprie forze. Tuttavia, il riallineamento dei partiti lungo nuovi cleavages rende il tutto ancora più complesso. SYRIZA, seppur fortemente critico verso le misure di austerità promosse dall’UE, si distanzia sia da partiti di sinistra che propongono una exit-strategy dal “giogo di Bruxelles” (i comunisti del KKE), sia da quelli più concilianti verso l’ordoliberalismo della Merkel (PASOK e Potami). Infine, la clausola riguardante l’assegnazione del premio di governabilità che pone dei paletti alla costituzione di coalizioni pre-elettorali, non sembra facilitare la formazione di alleanze tra attori politici prima dello scrutinio di gennaio.

Saranno dunque tre settimane movimentate quelle che separano i greci dal ritorno alle urne per la quarta volta in meno di sei anni. La campagna elettorale chiarirà ulteriormente le strategie di leader e partiti, e in particolare quella di Tsipras, vero favorito della vigilia e che sembra forzato a convergere verso posizioni più moderate tali da incontrare il consenso di possibili alleati di governo, in particolare Potami, che appare non solo per il prezioso pacchetto di voti portato in dote, ma anche perché tra tutti i competitor appare forse il partito ideologicamente meno lontano da SYRIZA.

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