Elezioni in Grecia: né vincitori né vinti?

Il primo turno delle elezioni locali tenutesi domenica in Grecia ha diviso sia i commentatori che l’opinione pubblica in generale, facendo parlare alcuni di esame superato per il governo di centrodestra del premier Samaras, altri di “lezione” impartita dalla sinistra populista del leader di SYRIZA Tsipras, e altri ancora di exploit per Alba Dorata che nelle elezioni municipali di Atene ha ottenuto ben 16% dei voti, migliorando nettamente il risultato ottenuto quattro anni fa. Questa pluralità di interpretazioni ha una spiegazione semplice, ma forse poco immediata: un vincitore assoluto non c’è stato. Si tratta di una realtà piuttosto evidente, ma difficile da presentare in una fase cruciale della campagna elettorale per le europee in cui a livello comunitario ogni forza politica (popolari, socialisti, sinistra, liberali e verdi) cerca di utilizzare un risultato ‘di impatto’ come quello greco per spostare – seppur parzialmente – una fetta di elettorato verso la propria parte. Di qui la molteplicità di interpretazioni spesso contrastanti susseguitesi nelle scorse ore da giornali e blog di tutta Europa.

Innanzitutto, ad eccezione dell’Epiro in cui il candidato di Nea Demokratia Alexander Kachrimanis ha ottenuto la maggioranza assoluta dei voti, in nessuna delle altre dodici regioni un candidato è riuscito ad evitare il secondo turno. Lo stesso è avvenuto anche nei comuni più grandi in cui si votava, su tutti Atene e Salonicco, in cui la prossima settimana in concomitanza con le elezioni europee si terranno i ballottaggi tra i due candidati più votati. Si tratta di un dato importante, in quanto sembra confermare come il sistema partitico greco sia ormai estremamente frammentato tale da impedire a qualunque partito di ottenere più del 30% a livello locale. Lo stesso si può dire analizzando i risultati aggregati a livello nazionale.

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Fonte: http://www.achaianews.gr/

Come si può vedere, il partito più suffragato in queste elezioni è stato il partito di governo, Nea Demokratia che, seppure in ribasso rispetto sia alle elezioni di quattro anni fa (-6.3%) sia a quelle legislative del 2012 (-3.2%), resta ampiamente davanti a tutti gli altri. Tuttavia è facile vedere come uno dei due ‘pilastri’ di quel sistema quasi-bipartitico che aveva caratterizzato la vita politica greca per quasi quarant’anni sembri ormai drammaticamente ‘incrinato’, non potendo più garantire a destra dello spettro politico la catalizzazione della quasi totalità dei voti moderati. Così, se un pilastro è stato incrinato, un altro – il PASOK – sembra quasi definitivamente crollato. Pur recitando ancora un ruolo da co-protagonista in queste elezioni, del vecchio partito socialista di Papandreu oggi sembra rimasto ben poco, essendosi dovuta trasformare in una coalizione elettorale composta da partiti riformisti di area moderata, l’Elià (L’Ulivo). Nonostante l’appoggio delle altre forze politiche minori di centrosinistra che ha permesso di recuperare qualche punto rispetto alle elezioni del 2012 (+3.9%), il PASOK non è riuscito a contenere le perdite di voti, confermandosi il partito affetto dalla più grande emorragia di voti rispetto alle precedenti consultazioni del 2010 (-18.5%), e allo stesso tempo certificando così l’abbandono quale attore principale dello schema di competizione bipartitica di cui ne era stato a lungo protagonista.

Accanto ai ‘mainstream parties’, grande attenzione ha focalizzato la performance di quei partiti nuovi o che sono diventati progressivamente protagonisti del sistema. Ci si riferisce a SYRIZA e Alba Dorata, entrambe sorprese delle ultime elezioni politiche che hanno contribuito al riallineamento dell’elettorato intorno ad un sistema a ‘multipartitismo moderato’, con la prima che ha preso progressivamente il posto del PASOK quale forza maggioritaria della sinistra greca e primo competitor di ND per la leadership del paese. Proprio sul partito di Alexis Tsipras, dato in testa o quasi nei sondaggi di questi mesi, erano puntati tutti i riflettori per capire fino a che punto un partito cresciuto esponenzialmente negli ultimi anni potesse mettere in crisi il partito di Samaras. Tuttavia, nonostante il buon risultato rispetto al 2010 (+12.4%), con un buon numero ballottaggi conquistati dai suoi candidati – su tutti quello per la l’Attica, la regione più popolosa e ricca del paese – il partito ha fatto registrare una flessione importante rispetto a due anni fa, quando ottenne quasi il 27% dei voti a livello nazionale. Tuttavia, nonostante SYRIZA sia diventata attore primario nel panorama politico greco stabilizzandosi come sua seconda forza, il risultato a livello nazionale è stato giudicato ben al di sotto delle aspettative, con un arretramento importante che ha offuscato la performance complessivamente positiva del cartello di sinistra, capace di strappare diversi ballottaggi contro ND sopravanzando spesso il PASOK. Per Alba Dorata il discorso è diverso. L’obiettivo del partito non era – e non sarebbe potuto essere – la vittoria, quanto piuttosto dimostrare all’opinione pubblica una crescita costante tale da lanciare un messaggio ai partiti di governo secondo la retorica antisistema ormai ampiamente sperimentata. La crescita c’è stata, ed anche importante, con un 8.1% a livello nazionale con cui il partito neonazista ha lasciato pressoché inalterato lo ‘score’ ottenuto nel 2012, incrementandolo anche dell’1%, e in più facendo registrare nel comune di Atene – distretto nel quale aveva concentrato la campagna del 2010 – un aumento ‘vertiginoso’ (+ 9%), triplicando il risultato e attestandosi al 16.1%. Un dato importante, che conferma come nonostante gli scandali – il leader di AD Michaloliakos è oggi in carcere insieme ad altri dirigenti del partito – il partito estremista sia diventato un attore stabilmente presente nel sistema e in grado di intercettare i sentimenti di maggiore critica verso i partiti tradizionali e le politiche intraprese sotto l’egida dell’Unione Europea.

In conclusione, le elezioni di ieri hanno confermato il quadro frammentato istituzionalizzato dalle ‘elezioni gemelle’ del 2012. A sorridere, seppur a denti stretti, possono essere principalmente tre partiti. Nea Demokratia, che si conferma prima forza del paese, contenendo un’emorragia di voti che pure c’è stata ed in modo rilevante rispetto a pochi anni fa. SYRIZA, che con i ballottaggi in diverse regioni e comuni si consacra forse erede del PASOK, pur tuttavia con risultati un po’ al di sotto delle aspettative e che forse scontano i due anni passati all’opposizione del governo Samaras. Infine a sorridere, come detto, è Alba Dorata che centra il proprio obiettivo di migliorare nettamente rispetto a quattro anni fa, non risentendo a livello aggregato dei problemi avuti dal proprio establishment accusato più volte di violenze, tanto da portare all’arresto di diversi suoi esponenti. Un sistema come quello greco appare perciò fortemente fluido e instabile, con un continuo allineamento e disallineamento dell’elettorato in cerca del punto di equilibrio venuto a mancare dopo decenni di ‘bipartitismo imperfetto’ targato ND-PASOK. Neanche il recente exploit di SYRIZA ha ancora permesso al partito di Tsipras di prendere il posto dei socialisti quale nuovo pilastro del sistema, piuttosto – almeno stando ai risultati di domenica –  quale seconda forza di un sistema moderatamente multipartitico. Tuttavia, occorre precisare, che si tratta di elezioni locali in cui spesso le liste civiche giocano un ruolo rilevante e che pertanto difficilmente sono in grado di dare indicazioni attendibili a livello nazionale, come l’esperienza italiana ha più volte dimostrato. Piuttosto, le elezioni europee di domenica – quelle si tenute a livello nazionale tra i diversi partiti e su tematiche di rilevanza anche sovranazionale, potranno costituire un attendibile banco di prova per testare l’evoluzione del sistema partitico greco e il comportamento elettorale dei suoi elettori.

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