Anche i Dottorati di Ricerca al giudizio dell’ANVUR


ANVUR – acronimo di Agenzia per la Valutazione del sistema Universitario e della Ricerca – ha lanciato in queste settimane un progetto sperimentale di accreditamento e valutazione di 104 corsi di Dottorato di Ricerca italiani, presentandolo lo scorso 27 novembre a Roma con Stefano Fantoni e Roberto Benedetto del Consiglio Direttivo.

Obiettivo del progetto è quello di valutare – e si spera innalzare – la qualità dell’offerta dottorale e della ricerca italiana, con il duplice obiettivo non solo di uniformarla agli standard europei, ma di garantirle anche un più alto livello di internazionalizzazione e competitività verso le Università straniere che sempre più spesso diventano mete prescelte di giovani studiosi in cerca di più sicure e allettanti prospettive di ricerca nell’accademia e non solo.

Accreditamento

La partenza di tale progetto ha fatto seguito a quanto deciso nel DM MIUR n. 45/2013 che all’art.3, comma 7 stabilisce:

L’attività di monitoraggio diretta a verificare il rispetto nel tempo dei requisiti richiesti per l’accreditamento ai sensi dell’articolo 4 è svolta annualmente dall’ANVUR, anche sulla base dei risultati dell’attività di controllo degli organi di valutazione interna delle istituzioni accreditate, secondo criteri e modalità stabiliti ai sensi dell’articolo 3, comma 1, lettera b), del decreto del Presidente della Repubblica 1 febbraio 2010, n. 76.

Tale attività di monitoraggio verrà svolta con riguardo specifico ai requisiti minimi richiesti per l’accreditamento, di cui al successivo articolo 4 lett. a) – f).

Ma a tale proposito l’ANVUR, nelle sue linee guida emanate per l’avvio dei Corsi di Dottorato per il XXIX Ciclo, ha aggiunto la possibilità di stabilire ulteriori criteri e indicatori che possono anche essere parametrati alle «caratteristiche medie dei ricercatori del settore a livello internazionale». Si tratta di indicazioni preliminari, ad oggi limitate solo ai 16 membri obbligatori (art. 4.1 lett. a) del Decreto MIUR). Interessante appare, però, la possibilità di inserire tra gli indicatori anche la produzione scientifica di dottorandi e dottori di ricerca da non più di 2 anni.

Valutazione

In tema di valutazione dei Corsi di Dottorato, l’attività di monitoraggio dell’ANVUR trova fondamento giuridico nell’art. 13, comma 2 del DM 45/2013 e riguarderà:

a) qualità della ricerca svolta dai membri del collegio dei docenti;

b) grado di internazionalizzazione del dottorato;

c) grado di collaborazione con il sistema delle imprese e ricadute del dottorato sul sistema socio-economico;

d) attrattività del dottorato;

e) dotazione di servizi, risorse infrastrutturali e risorse finanziarie a disposizione del dottorato e dei dottorandi, anche a seguito di processi di fusione o di federazione tra atenei;

f) sbocchi professionali dei dottori di ricerca.

Per la loro misurazione l’ANVUR utilizzerà indicatori sia qualitativi che quantitativi, così come illustrato nelle slide 30-36. Tra questi vi sono gli indicatori R e X utilizzati in sede di VQR (Valutazione della Qualità della Ricerca), qui applicati in maniera esemplificativa al caso dei Dottorati di Ricerca attivati presso l’Università di Roma – La Sapienza.

Conclusioni

In conclusione, la fase storica che l’Università italiana si trova ad affrontare oggi è, certamente, di profondo cambiamento, in cui tutti i settori che ne fanno parte – didattica e, soprattutto, ricerca – sono posti a costante valutazione degli organi del MIUR. Il settore della ricerca è oggi quello posto maggiormente sotto la lente d’ingrandimento dell’ANVUR. Mentre si avviano, lentamente, a conclusione le procedure di valutazione dell’ASNAbilitazione Scientifica Nazionale – per l’anno 2012 (e attendono ancora l’apertura quelle per il 2013), e continuano quelle della VQR , una nuova figlia di ANVUR sembra così nascere alla fine di quest’anno proprio con la valutazione e accreditamento dei Corsi di Dottorato (VACD).

Il colpo di spugna che la riforma del 2010 voleva dare al sovraccarico sistema universitario sembra ancora lontana dall’esprimere appieno i suoi risultati, rallentata dagli interminabili lavori dell’ASN (e dal conseguente blocco del turnover) e per la quale il Presidente di ANVUR, Fantoni, ha parlato di possibile ultima tornata con le attuali regole, addensando nuvole e ombre sul futuro di questa procedura considerata – forse a giusta ragione – folle anche per la sua unicità in tutto il panorama internazionale.

Come in qualunque settore di policy, anche in questo caso sembra tocchi alle nuove generazioni pagare le colpe e le irresponsabilità di quelle precedenti. Mancanza di giustizia intergenerazionale direbbe John Rawls. Solita storia per un Paese che azzera le prospettive di (più o meno) giovani studiosi per pagare le colpe di vecchi ricercatori e professori che hanno scalato i gradini della carriera accademica senza meriti, occupando posti e producendo a volte meno di uno studente di Dottorato (si veda l’ex Ministro Renato Brunetta).

Oggi l’ANVUR – “braccio armato” del MIUR – nel tentativo di conciliare la qualità della ricerca con i tagli previsti dalla montiana “spending review” si inventa costantemente tecniche e “formule magiche” per valutare non solo docenti e ricercatori ma anche i loro stessi esaminatori, “strozzati” tra mediane e indici bibliometrici che per quanto discutibili diventano spesso vero e proprio terreno di scontro e disaccordo. Nella sostanza poco cambia, la riforma si è posta traguardi, forse, troppo ambiziosi da raggiungere. La realtà è che sono passati poco più di 1000 giorni e ancora non si vede la luce in fondo al tunnel.

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