La strategia di Berlusconi tra conservazione e logoramento


Che la sentenza pronunciata la scorsa settimana dalla Corte di Cassazione sul “caso Mediaset” sarebbe stata portatrice di (infinite) discussioni e polemiche lo si sapeva. La levata di scudi dei “pasdaran berlusconiani” – Biancofiore, Bondi e Santanché su tutti – sono stato i più banali tra titoli di coda che avrebbero potuto accompagnare la decisione dei giudici di piazza Cavour. I richiami alla guerra civile del “poeta maledetto” Bondi, oltre che infastidire e far sorridere i più, non sono stati altro se non quello che Piero Ignazi ha ben definito come l’ennesimo “riflesso pavloviano” del PDL, sempre pronto a giocarsi la carta – spesso vincente – dell’attacco alle cosiddette “toghe rosse”. Tuttavia, ciò che tutti si chiedevano nei giorni immediatamente precedenti (e in quelli successivi) alla pronuncia della Cassazione, era se tale decisione avrebbe potuto influire sui destini del governo di larghe intese guidato dal premier democratico Enrico Letta. Ci si è chiesti – e ci si domanda ancora oggi – infatti, se la condanna definitiva di Berlusconi per frode fiscale porrà fine al traballante esecutivo, dove il secondo principale azionista giace ormai acefalo e sempre più allo sbando.

La risposta appare molto più semplice di quanto non possa sembrare, ed è stata a grandi linee esposta da Berlusconi nel suo comizio-lampo di domenica pomeriggio a Roma. Ovvero, tutto resterà così come è. Infatti, se da un lato il PD ha chiaramente spiegato attraverso il segretario Epifani che non farà altre mosse se non favorire l’esecuzione della sentenza – votando in Commissione e in Aula per la decadenza di Berlusconi da senatore – il PDL non sembra avere alcuna intenzione di mandare tutto all’aria e ritornare alle urne in autunno. Berlusconi: Santanchè, F. Cristiana pensi a fedeQuesto perché ora Berlusconi può ancora contare su un esecutivo da lui fortemente monopolizzato negli uomini e nell’azione e che rischierebbe di non avere più se si tornasse ad eleggere un nuovo Parlamento. Questo per due motivi.

Il primo deriverebbe dalla considerazione secondo cui, sebbene i sondaggi premino il PDL come primo partito nelle intenzioni di voto, il declino costante del partner leghista da una parte, e i ribollimenti interni ai democratici dall’altra, potrebbero dar vita dopo le elezioni anche ad una – quanto mai ad oggi inaspettata – alleanza di questi ultimi con M5S e SEL, evento che sarebbe senza dubbio quanto di più nefasto per il Cavaliere.

Il secondo motivo è costituito dalla perdita di consenso che potrebbe derivare dallo “staccare la spina” al governo in una fase tanto delicata della sua azione politica. Sembra, infatti, che “l’approccio responsabile” dei partiti al governo sia stato particolarmente “remunerativo” in termini di voti, soprattutto per il PD che, per diverse settimane, è riuscito a contendersi con il PDL la prima posizione nei consensi dell’elettorato. Pertanto, un atteggiamento irresponsabile a meno di un anno dalle elezioni, sembra poter soltanto nuocere a Berlusconi e al suo partito.

Fatto sta che, pur restando saldamente al governo, difficilmente il PD e il suo elettorato potrà digerire la cohabitation con chi in questi giorni scalpita e urla con la bava alla bocca contro uno dei tre poteri dello Stato, nel tentativo di delegittimarne l’azione e le decisioni. In aprile la parte moderata e dialogante dei democratici aveva potuto trovare sponda nella “responsabilità pidiellina”. Oggi che i berluscones appaiono compatti nel minare – senza remora alcuna – le basi dello Stato di diritto fondato sulla separazione dei poteri, una tale convivenza appare più che mai sconveniente e scomoda per l’establishment di un partito già dilaniato dai conflitti interni tra correnti in vista del Congresso d’autunno che dovrà eleggere il nuovo segretario.

In questa fase a trarre vantaggio potrebbe essere sia il Movimento 5 Stelle, che sembra aver trovato finalmente una propria dimensione anche a livello istituzionale, sia Sinistra Ecologia e Libertà che ha evidentemente goduto in questi mesi di un discreto travaso di voti dal PD, intercettando buona parte di coloro che sembrano aver mal digerito l’unione “contro natura” con il PDL.

Oggi più che mai appaiono perfette per Berlusconi i versi dell’epitaffio dello scrittore statunitense Saul Bellow, il quale volle che nel luogo della propria sepoltura fosse riportata la frase: “Qui giace un vinto che non si è arreso”. Così come Bellow, infatti, il Cavaliere giace oggi sì condannato, ma sia lui che il PDL – almeno per il momento – sembrano ben lontani dallo sventolare bandiera bianca. Oltre alle manifestazioni e alle folkloristiche richieste di grazia da parte dei suoi fedelissimi, Berlusconi appare ancora una volta avere in pugno i propri avversari, tenendoli sotto scacco e puntando al loro lento e progressivo logoramento, cercando nel contempo di aumentare i propri consensi ricorrendo alla intramontabile strategia delle persecuzioni giudiziarie. Tuttavia, nel lungo periodo, la situazione non sembra altrettanto rosea per il suo partito, che prima o poi dovrà fare i conti con l’ormai necessario ricambio di leadership per troppo tempo procrastinata, a causa probabilmente della natura “padronale” del movimento, creato a immagine e somiglianza di Berlusconi e per tale ragione a questi, forse, indissolubilmente legato.

Advertisements

One thought on “La strategia di Berlusconi tra conservazione e logoramento

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s