La Germania al voto: Merkel, cercasi alleato disperatamente

Il 2013 appena iniziato sarà un anno elettorale particolarmente importante non solo per l’Italia, ma anche per altri Paesi strategicamente influenti a livello regionale. In particolare si fa riferimento a Germania e Israele, chiamati a rinnovare per intero le rispettive assemblee legislative – il Bundestag e la Knesset – nonché i relativi governi, entrambi guidati da leader di centrodestra, la cristiano-democratica Angela Merkel e il nazionalista Benjamin Netanyahu. In particolare in Germania, i sondaggi e le previsioni elettorali delle ultime settimane danno il cancelliere tedesca in vantaggio sugli avversari, anche se sembrerebbe destinata a formare un governo di coalizione, non potendo contare da sola o con l’appoggio dei liberali, sulla maggioranza assoluta dei voti in Parlamento.

Le elezioni federali tedesche, fissate per il prossimo 22 settembre, serviranno a rinnovare i circa 600 seggi del Deutscher Bundestag, la Camera “federale” del Parlamento tedesco, titolare di importanti poteri non solo legislativi, ma anche di controllo e sanzione nei confronti del governo, essendo l’unico organo cui questi chiede la fiducia ed è l’unico a poterne chiedere le dimissioni e la sostituzione in base all’art. 67 della Grundgesetz – la Legge Fondamentale del 1949 – in cui è appunto previsto l’istituto della “sfiducia costruttiva” (il Misstrauensvotum). Si parla di “circa 600 seggi” poiché la composizione del Bundestag, in virtù del particolare funzionamento del sistema elettorale utilizzato, ha una composizione numerica variabile. Infatti, tale sistema prevede che la metà dei seggi (299) venga assegnata attraverso formula plurality in collegi uninominali, mentre la restante metà sia ripartita attraverso formula proporzionale con metodo del divisore Sainte Lagüe. Tuttavia, nonostante questo doppio sistema di elezione, è la parte proporzionale che assegna il numero totale dei seggi spettanti a ciascun partito, motivo per cui tale sistema non può essere definito misto, venendo piuttosto fatto rientrare tra i sistemi proporzionali: dopo aver stabilito attraverso il riparto proporzionale quanti seggi spettano a ciascun gruppo, tale quota può essere “aumentata” nel caso in cui un determinato partito abbia vinto più “seggi maggioritari” di quelli spettanti dalla quota proporzionale. Si parla in questo caso di Überhangmandaten, ovvero di seggi in sovrannumero che fanno si che il Bundestag abbia una sua peculiare “composizione elastica” tale da non poter prevedere in anticipo il numero totale dei seggi che andranno a essere rinnovati.

Come detto, il Cancelliere uscente Angela Merkel si presenta a queste elezioni forte di un rinnovato consenso popolare, come dimostra il sondaggio della Forschungsgruppe Wahlen dell’11 gennaio scorso, in cui la presidente della CDU vanta un tasso di popolarità pari al 65% contro il 25% del suo sfidante, il candidato della SPD, Peer Steinbrück, discusso Ministro delle Finanze nella Grosse Koalition guidata proprio dall’attuale Cancelliere tra il 2005 e il 2009. Sebbene il governo uscente – e  il suo leader in particolare – goda attualmente di una certa stima da parte dell’opinione pubblica tedesca, il risultato delle prossime elezioni potrebbe non essergli del tutto favorevole, prefigurando l’impossibilità di riformare un governo “politicamente omogeneo” come quello che ha governato il Paese dal 2009 ad oggi. BundestagInfatti, nonostante tutti i sondaggi attestino la CDU-CSU intorno al 40-42% – ben più in alto del 33.8% ottenuto nelle elezioni di quattro anni fa – a mettere in crisi la certezza della vittoria è stato il declino costante dell’unico alleato di governo, il FDP (il partito liberale) di Philipp Rösler – succeduto al leader dello “storico exploit”, Guido Westerwelle, dimessosi dopo le numerose sconfitte nelle elezioni per il rinnovo dei länder – oggi crollato al 2-4% rispetto al 14.6% delle ultime elezioni, risultato che permise ai liberali di tornare dopo dieci anni al governo del Paese. I voti persi dal FDP sembrano esser stati drenati in gran parte dalla CDU che, tuttavia, sembrano essere insufficienti per conquistare da soli la maggioranza assoluta del Bundestag. La SPD, dall’altro lato, sembrano anch’essi privi dei numeri per governare, nonostante la buona dote di voti potenziali garantita dagli storici alleati ambientalisti di Bündnis 90/Die Grünen (14 % secondo il sondaggio Emnid di ieri), anche per il costante rifiuto a qualunque tipo di accordo con Die Linke, la sinistra post-comunista di Bernd Riexinger e Katja Kipping, attestati intorno all’8% dei voti.

SI annuncia, comunque, una campagna elettorale molto accesa, in cui entrambi i candidati cercheranno di strappare per sé la maggioranza dei seggi per evitare di ricorrere a scomode “coabitazioni”. Angela Merkel, dopo i due anni di sconfitte a livello locale, sembra oggi godere di rinnovata fiducia, probabilmente sia per quanto fatto per l’economia nazionale, sia  per il rilevante peso acquisito dalla Germania a livello europeo. In particolare, di deve a lei il rilancio di quella che è stata definita la “locomotiva tedesca”, realizzata attraverso misure di austerity, di grossi tagli alla spesa pubblica ma anche di diminuzione della pressione fiscale soprattutto a favore delle imprese, misure che hanno favorito la crescita del PIL tedesco tornato ai livelli pre-crisi già nel 2011. E’ stato questo il modello “vincente” che la “Cancelliera” ha voluto trasferire anche a livello comunitario durante l’ultimo anno sferzato duramente dalla crisi dell’Eurozona. Un modello di rigore e di tagli della spesa pubblica, contrario a qualunque forma di “doping monetario” da parte degli Stati e della Banca Centrale Europea, che hanno fatto della Germania uno dei principali critici della politica di sostegno ai debiti sovrani degli Stati membri intrapresa dall’attuale Presidente della BCE Mario Draghi. Un approccio che, sebbene sia stato messo da parte a causa della contrarietà di gran parte dei Paesi dell’Unione, sembra aver riscosso un buon successo in Germania, grazie anche alla crescente attenzione verso le vicende di Bruxelles e Strasburgo. Un successo che ha forse contribuito a invertire quella tendenza negativa che aveva visto negli ultimi anni la CDU ripetutamente sconfitta nelle elezioni statali per il rinnovo dei parlamenti dei länder a vantaggio della SPD ma anche del celebre Partito dei Pirati, antesignano del MoVimento 5 Stelle di Beppe Grillo e oggi attestato intorno al 4%. Dall’altra parte proprio la SPD sconta ancora un certo deficit di credibilità, dovuto soprattutto all’incapacità di saper spiegare concretamente come risolvere la crisi, limitandosi a criticare l’utilizzo di misure restrittive come risoluzione dei problemi trovando però in questo scarso appoggio da parte della maggioranza dell’opinione pubblica convinta invece della necessità delle stesse.

Volendo tracciare un quadro sintetico del panorama politico tedesco a nove mesi dalle elezioni si potrebbe dire che l’elettorato sembra essere tendenzialmente frammentato, seppure per più di un terzo vicino alle posizioni del governo cristianodemocratico uscente. Il rigore sui conti interni e sulle politiche comunitarie durante l’apice della crisi economica sembrano – dopo una fase probabilmente fisiologica di calo del consenso – aver ripagato in termini di popolarità, forse grazie anche alla sostanziale assenza di una reale alternativa fornita dai suoi avversari. In casa SPD il socialdemocratico Steinbrück, è stato criticato anche da una parte dei suoi compagni di partito per essere troppo vicino alle politiche economiche del centrodestra, di cui lui, forse giova ricordare, fu tra gli artefici durante il governo CDU-SPD tra il 2005 e il 2009, nelle vesti di Ministro delle Finanze. Accanto a questo, la mancata volontà di aprire l’alleanza “a sinistra”, ovvero alla Linke, sembra convergere sempre più le prospettive verso la seconda Grande Coalizione degli ultimi dieci anni. Il sistema politico tedesco, da sempre fondato su due partiti maggiori, considerati poli d’attrazione per i partiti minori, non sembrano oggi in grado di creare coalizioni alternative che possano conquistare la maggioranza della Camera federale. Il risultato, come detto, potrà essere probabilmente la creazione di un governo “trasversale” con a capo l’attuale Cancelliere e che, seppure “mitigato” nella composizione partitica, difficilmente cambierà la sua linea politica, vista anche la sintonia di fondo in tema di politica economica ed estera tra la Merkel, Steinbrük e, nel complesso, l’elettorato tedesco.