Il ritorno del Cavaliere e il Porcellum: quali strategie per i partiti?

A poche ore dalle “dimissioni postdatate” e irrevocabili di Mario Monti formalizzate durante l’incontro con il Presidente Napolitano al Quirinale, sembra già tempo di volgere lo sguardo all’imminente campagna elettorale. Nell’attesa che il Parlamento approvi la legge di stabilità e di bilancio (attesa soprattutto dai vertici comunitari) per poi congedare il governo tecnico, i partiti si iniziano a delineare le loro strategie verso le prossime elezioni politiche, le terze regolate dal sistema elettorale delineato dalla legge 270/2005. Questo sistema elettorale, avversato sin dalla nascita perfino dal suo ideatore, resta così in piedi, con tutti i suoi aspetti critici: l’impossibilità per i cittadini di scegliere direttamente i propri rappresentanti in Parlamento e – soprattutto in questa fase politica – il rischio di non assicurare a nessuna coalizione una maggioranza consonante tra Camera e Senato.

Infatti, se alla Camera il Partito Democratico – che negli ultimi sondaggi sembra viaggiare tra il 27-30% – non dovrebbe avere problemi ad ottenere la maggioranza assoluta dei seggi (sia che si presenti da solo, sia che concorra in coalizione con Sinistra Ecologia e Libertà, attestata tra il 4-6%), al Senato lo scenario appare molto più incerto. Questo perché a Palazzo Madama il premio, “frammentato” in diciassette premi regionali, potrebbe non essere in grado di garantire al centrosinistra la vittoria. L’attuale fase politica di generale de-strutturazione ha, infatti, permesso l’emersione di forze politiche nuove come il Movimento 5 Stelle che proprio su base regionale possono far valere il loro peso specifico. La forte concentrazione soprattutto al Nord, ma – come dimostrato con le ultime elezioni siciliane – anche in alcune regioni del meridione rendono il confronto per il Senato notevolmente interessante. E’ soprattutto in quelle che D’Alimonte ha recentemente ribattezzato in un suo articolo sul Sole 24 Ore, battleground regions – Lombardia, Piemonte, Veneto e Sicilia – che si deciderà la partita, poiché si tratta di circoscrizioni che non solo assegnano un alto numero di seggi, ma anche di regioni in cui sia il Movimento 5 Stelle che – in misura forse minore – il Popolo della Libertà potrebbero risultare particolarmente competitivi.

Quest’ultimo aspetto, in realtà, meriterebbe un ulteriore e approfondito studio empirico da compiersi attraverso la misurazione dell’effetto che la nuova discesa in campo di Berlusconi avrà sull’elettorato di centrodestra, finora in gran parte orientato verso l’astensione. Nei sondaggi di questi mesi, il PDL non sembra, infatti, andare oltre il 15-17%, con il serbatoio di voti del 2008 che appare oggi quasi per metà drenato verso l’area di coloro che sono intenzionati a disertare le urne. vauro-300x300La mossa del Cavaliere sembrerebbe puntare anche a smuovere quest’area di delusi e mobilitarli verso le urne in modo da poter almeno essere competitivo al Senato. In quest’ottica va letta la sua richiesta di accorpare le elezioni politiche con quelle regionali lombarde del 10 marzo: strappare l’alleanza a Maroni per il post-Formigoni e presentarsi alle elezioni per il Parlamento nuovamente insieme, con l’obiettivo di vincere in almeno due delle quattro regioni decisive e strappare un “pareggio” al Senato vanificando la larga maggioranza che il PD avrebbe a Montecitorio. L’obiettivo di Berlusconi è lo stesso che spinse nel 2005 l’allora Casa delle Libertà a studiare il Porcellum, ovvero impedire la vittoria del centrosinistra con tutti i mezzi a disposizione, anche grazie ad una legge elettorale che, con un sistema di assegnazione dei seggi senatoriali su base regionale, rischia di impedire ancora una volta al centrosinistra di avere i numeri sufficienti per governare.

Gli scenari che ora sembrano aprirsi appaiono ancora piuttosto nebulosi e solo le prossime settimane potranno chiarire le strategie dei partiti. Il mantenimento del Porcellum prospetta al PD due strade alternative. Da un lato, la possibilità di una “coalizione minima vincente” con SEL e Partito Socialista, e dunque di una coalizione “di sinistra”, omogenea che garantisca comunque un certo numero di voti (intorno al 35%) per conquistare anche la maggioranza al Senato. Dall’altro lato, la logica  winner takes all insita nel premio di maggioranza alla Camera potrebbe consentire al PD di correre da solo alle prossime elezioni, anche se questo creerebbe diversi problemi al Senato, dove difficilmente – per i motivi sopra ricordati – potrebbe riuscire a conquistare da solo la maggioranza. Il PDL del ritrovato Berlusconi probabilmente lavorerà in queste settimane per ricostruire l’alleanza con la Lega Nord, sia in vista delle politiche sia, come detto, in vista delle elezioni per il rinnovo del Consiglio regionale lombardo, dove il centrodestra rischia per la prima volta nella storia della cosiddetta Seconda Repubblica, di perderne la maggioranza. Il M5S, uscito un po’ provato dalle polemiche interne sulle cosiddette “parlamentarie”, prepara la propria campagna contro il sistema politico e, in particolare, i partiti cercando di convogliare su di sé anche i voti dei delusi del centrosinistra – che rimane il principale serbatoio di voti per Grillo – e del centrodestra, in questa fase particolarmente contesi, anche se appare difficile che molti di questi compiano uno spostamento “inter-coalizionale” secondo una prassi consolidata negli ultimi diciotto anni. Infine il Centro di Casini e Fini (e forse Montezemolo), orfano di un Monti che ancora non ha ben chiarito le proprie intenzioni per il futuro, risulta essere la parte politica oggi più in difficoltà. Senza una strategia chiara, senza un leader designato, il bacino elettorale dei moderati rischia di perdere pezzi, creando difficoltà anche per l’accesso al Parlamento, nonostante viaggi attualmente intorno al 6% dei voti. L’improvvisa uscita di scena di Mario Monti sembra aver scombinato le carte sul tavolo da gioco dei partiti. Il tempo per organizzarsi è poco, soprattutto per PDL, Lega e Terzo Polo che sono ad oggi quelli che scontano un evidente ritardo in termini di strategia. Le prossime settimane di campagna elettorale sapranno forse chiarire quanto il ritorno di Berlusconi potrà influire sul rendimento di un centrodestra oggi allo sbando, e se Casini deciderà di correre da solo o tentare l’alleanza con il centrosinistra, con i sondaggi che certamente aiuteranno a decifrare questi movimenti e definirne l’efficacia.