Votare con l’attuale legge elettorale. A quale prezzo?


All’indomani delle elezioni politiche del 2008 alcuni analisti hanno parlato di una vera e propria svolta per il sistema politico italiano che si sarebbe trasformato, sotto l’azione della legge elettorale Calderoli, in un sistema a “bipolarismo limitato” [Chiaramonte 2010], con la presenza di soli cinque gruppi parlamentari (Pdl, Pd, Idv, Lega Nord e Udc) e di due “poli di attrazione”, ovvero due partiti maggiori intorno ai quali costruire le coalizioni e che insieme raggruppavano circa il 70% dei voti e il 78% dei seggi. Uno scenario nuovo, che è sembrato aprire «una seconda fase dell’infinita transizione italiana» [D’Alimonte 2008] conseguendo il decennale obiettivo di costituzione di un sistema bipolare, caratterizzato da un numero ridotto di partiti riuniti intorno a due principali attori politici – Pd e Pdl – sulla base della condivisione di un programma comune che mirasse all’esclusione di tutta una serie di partiti minori, soprattutto quelli a sinistra dello spettro politico, caduti sotto i colpi delle soglie progressive di sbarramento previste dalla legge 270/2005. Oggi, alla vigilia delle elezioni politiche e a quasi cinque anni dalla “svolta elettorale” sopra descritta, che scenario si prospetta? Un processo continuativo o un processo regressivo di ritorno ad un sistema partitico estremamente frammentato?

Le analisi condotte sui risultati delle elezioni 2008 [D’Alimonte e Chiaramonte 2010] hanno rivelato come l’assetto partitico risultato dalle urne sia stato frutto di fattori contingenti più che di fattori strutturali legati ai meccanismi insiti nella legge elettorale. Si tratta di un dato che acquista validità empirica soprattutto se messo in relazione ai risultati delle elezioni del 2006 che avevano delineato un sistema partitico particolarmente frammentato sia a livello elettorale quanto a livello parlamentare e governativo: ben undici gruppi parlamentari e otto partiti al governo rendevano certamente difficile la sopravvivenza di un governo sostenuto da una maggioranza esigua e fortemente eterogenea (soprattutto al Senato), contribuendo all’instabilità dell’intero sistema. All’inizio della XVI Legislatura i partiti al governo erano due (Pdl e Lega Nord) e l’intero arco parlamentare contava al suo interno non più di cinque gruppi, delineando uno scenario istituzionale ben diverso da quello in cui il centrosinistra era stato chiamato ad agire nella sua seconda breve esperienza di governo dal 1996. Uno scenario partitico, dunque, che aveva permesso di accostare il nostro sistema politico a quello di tradizionali democrazie bipolari come la Francia della Quinta Repubblica e la Kanzlerdemocratie tedesca. Tra il 2006 e il 2008, si passa dalla costruzione di “coalizioni massime vincenti” a quella di “coalizioni minime vincenti” che raggruppassero, cioè, un numero assai ridotto di partiti con idee e issues fortemente condivise e tali da garantire una maggiore governabilità del sistema. Questo passaggio fondamentale è stato, però, frutto delle scelte strategiche compiute dai due leader alla vigilia della campagna elettorale, con Berlusconi che ha seguito Veltroni sulla sua strada, nell’ottica di una riduzione di formato del sistema partitico creando il “partito unitario” di centrodestra –  il Pdl –  e con la riduzione delle coalizioni per più della metà dei componenti. Sembra, dunque, utile analizzare il risultato delle elezioni del 2008 attraverso questa chiave di lettura: una serie di eventi tra loro consequenziali dettati dalle particolari condizioni istituzionali seguite alla caduta del governo Prodi e che hanno portato gli attori politici a compiere determinate scelte all’insegna del cambiamento. Di qui il responso per certi versi inaspettato venuto fuori dall’urna elettorale, che è sembrato segnare una vera e propria svolta, venendo considerato l’approdo di un decennale processo di adattamento delle strutture politiche ad un formato sempre più bipolare, quand’anche non bipartitico.

Essendo stato il risultato di fattori più contingenti che strutturali, il sistema partitico delineato dalla legge elettorale nel 2008 sembra destinato a venir meno dopo le prossime elezioni, soprattutto se si analizzano i fattori che hanno contribuito in quell’occasione a delineare il cosiddetto “bipolarismo limitato”. Secondo l’ultimo sondaggio EMG, i due partiti maggiori – Pd e Pdl –  non raggiungerebbero insieme il 50% dei voti, con un crollo verticale del partito di Berlusconi che verrebbe quasi raggiunto dal Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo in forte ascesa negli ultimi mesi. Un elemento, questo, che fotografa in modo chiaro e netto la fase di profonda destrutturazione che caratterizza l’attuale sistema partitico italiano, molto simile a quella che ha segnato la fine della Prima Repubblica nel biennio 1992-1993. Una dispersione di voti dunque, con un’emorragia che colpisce soprattutto i partiti di governo – quello eletto nel 2008 – a vantaggio tanto del M5S quanto dell’Udc di Casini. I flussi elettorali sembrano suggerire che possa escludersi l’ipotesi di un travaso di voti da destra a sinistra, ma che si tratti piuttosto di un aumento del “partito dell’astensione” e del voto di protesta intercettato da Grillo uniti ad un leggero travaso di consensi – almeno per quanto riguarda il Pdl – verso un partito ideologicamente affine come quello centrista. In secondo luogo, sembrano mutate le condizioni politiche. L’incertezza latente causata dall’ampiezza del campione che dichiara di essere indeciso, di votare scheda bianca o di volersi astenere (circa il 30%), rende difficile per entrambi gli schieramenti accettare una configurazione bipolare limitata come quella del 2008. Da un lato, il Pd in questi giorni cerca un’alleanza “ampia” aperta sia a sinistra verso Sel che al centro verso l’Udc nel tentativo di costruire una coalizione che possa garantire una consistente dote di voti per la conquista della maggioranza parlamentare, senza tuttavia chiudere la porta in faccia all’Idv di Di Pietro. Dall’altro lato, nonostante le smentite del neosegretario leghista Maroni, continuano i contatti per ricucire i rapporti tra Pdl e Lega Nord nell’ottica di un’alleanza da allargare eventualmente all’Udc nel caso in cui Berlusconi decida di farsi da parte. Intanto al centro, Fli non rinuncia alla costituzione di un terzo polo che porterebbe ad un’ulteriore frammentazione del quadro politico e parlamentare. Entrambi i poli, quindi, sembrano lavorare nell’ottica di costruire coalizioni massime vincenti, certamente ridotte rispetto al 2006, ma comunque più ampie di quanto non lo fossero nel 2008. Infine, per quanto riguarda il voto strategico che è stato uno dei fattori determinanti per il risultato elettorale di cinque anni fa – drenando gran parte dei voti della Sinistra Arcobaleno soprattutto verso il Pd – è difficile prevederne il ruolo nella prossima tornata elettorale. Solo le urne potranno dire se quanto avvenuto nel 2008 sia stato frutto solo della situazione contingente o di un reale processo in via di consolidamento. Ad oggi i sondaggi indicano una crescente frammentazione che ha visto il Pdl franare rovinosamente e, contemporaneamente, Sel, Udc e M5S crescere costantemente fino a creare quattro possibili poli con una leggera preminenza della coalizione – finora solo ipotetica – di centrosinistra.

Naturalmente la breve analisi condotta sopra prende come punto di riferimento che anche per le prossime elezioni venga applicata la legge elettorale in vigore così come elaborata nel 2005. L’attuale classe politica, parlamentare e governativa, non sembra essere in grado di trovare un accordo per procedere alla sua riforma. Le proposte messe sul tavolo sono diverse e difficilmente conciliabili, andando dal doppio turno alla francese, al c.d. “porcellum corretto”, al “provincellum”. Anche se non è da escludere un accordo dell’ultima ora in materia, appare sempre più possibile che si vada a votare in primavera con questo sistema elettorale, nonostante i recenti moniti del Capo dello Stato per una sua necessaria e sempre più indifferibile riforma. Oltre che per i suoi già più volte ricordati limiti, l’attuale situazione politica suggerisce un cambiamento radicale della legge Calderoli. Una sempre maggiore frammentazione del quadro partitico non sembra trovare argini efficaci in un sistema elettorale che non riesce di per sé a incentivare il voto strategico e la concentrazione del voto nei due partiti maggiori, tendendo piuttosto a premiare la creazione di coalizioni mediamente ampie e forzosamente eterogenee. Il 2008 sembrava aver rappresentato un’eccezione, in realtà dettata da particolari condizioni sistemiche contingenti difficilmente ripetibili nel 2013. Votando con questa legge si andrebbe incontro ad un duplice rischio: da un lato, di dar vita ad una maggioranza di governo eterogenea, dall’altro che, quantomeno in una delle due Camere, non si riesca a formare una vera maggioranza parlamentare a causa soprattutto del differente sistema di assegnazione del premio di maggioranza. Urge una riforma (efficace) della legge elettorale, pena l’ingovernabilità, che in una fase storica ed economica come questa potrebbe portare il paese sempre più sulla strada di Atene.

Advertisements

One Reply to “Votare con l’attuale legge elettorale. A quale prezzo?”

  1. L’Italia è il paese dei “60 milioni di…”. Abbiamo 60 milioni di CT di calcio e 60 milioni di presidenti del consiglio (forse un po’ meno, ma solo perché l’interesse verso la politica è minore). Se potessero farebbero una legge elettorale 1 a 1 con 60 milioni di parlamentari. Non mi sembra ci sia, soprattutto da parte della classe politica attuale, un interesse né verso le politiche né verso la governabilità. Ognuno vuole il suo posto e questo è ciò che loro vogliono ricalchi qualsiasi legge elettorale. Devono cercare quella che li soddisfi di più, non nell’interesse degli italiani ma nel loro. Sembrano i soliti discorsi fatti, ma il distacco della politica dalla società civile non è mai stato così grande come oggi nella storia di questo paese.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s