Lettera al Principe


Quando un’ossessione diventa l’unico punto nell’agenda di un governo vuol dire che forse un problema c’è. E’ quello che sta accadendo in questi ultimi tre anni in Italia, dove una maggioranza, un governo e un uomo in particolare, stanno portando avanti una crociata per scardinare tutti i principi dello stato di Diritto, propri di qualunque liberal-democrazia, primo tra tutti quello della separazione dei poteri tra legislativo, esecutivo e giudiziario. Finora, cavalcando l’onda della presidenzializzazione della politica, sono riusciti a fondere i primi due; il loro prossimo obiettivo è inglobare anche il terzo e controllare, così, tutti i gangli dello Stato. Sotto il fuoco di fila di inchieste legittime, il premier Berlusconi e il suo governo non hanno saputo fare altro che provarle tutte, dalla legge Cirami al processo breve passando per il lodo Alfano. Un’azione volta a preservare interessi particolari, sponsorizzata come bisogno vitale per il paese.

Mi dispiace, signor presidente. Io, così come moltissimi altri concittadini, non abbiamo bisogno di nessuno “scudo”, né lo vogliamo. Non vogliamo leggi bavaglio sulle intercettazioni perchè possiamo parlare liberamente al telefono senza avere paura di rivelare segreti scottanti; non vogliamo riformare la giustizia perchè in essa crediamo, in quanto cittadini degni di questo titolo; non crediamo che uomini che fanno il proprio lavoro lo facciamo mossi da qualsivoglia ideologia; non crediamo che siano queste le priorità del paese. Queste sono le sue priorità, signor presidente.

Perchè i magistrati italiani sarebbero gli unici a voler perseguitare un capo di governo per motivi politici? Perchè non lo hanno fatto anche in Francia, Spagna, Gran Bretagna,ecc.? O meglio, perchè se le più alte cariche di questi paesi fossero stati sottoposti a uno solo dei suoi numerosi processi si sarebbero, non ne dubito, dimessi? Di lei si dice sia un imprenditore prestato alla politica, ma forse è meglio definirla un imprenditore della politica.  Lei è entrato in politica, e come la peggiore classe imprenditoriale di cui questo paese si fregia, ha deciso di scardinare il sistema, di perseguire i propri interessi, e per farlo non ha esitato ad usare lo Stato e le sue leggi. Ha costruito la sua Italia sui particolarismi, sugli egoismi, sugli individualismi dell’odio contro il nemico, della diffidenza verso l’immigrato, della paura del diverso. Ha eretto un castello di ipocrisie, aiutato dalla sua squadra di bravi, di cortigiani pronti ad osannarla anche a costo di sacrificare la propria etica umana e lavorativa.

Quando leggo statistiche che parlano di disoccupazione in aumento, di un’economia italiana che stenta nei confronti degli altri partner europei, mi chiedo se questa che lei ha deciso di percorrere sia la strada giusta. Ma sono convinto che non è la questione della giustizia, o quella delle intercettazioni ad essere la vera priorità per il paese. Signor presidente, “lei non è il paese”! Sono sicuro che questo non lo capirà mai, e mai lo capiranno quel manipolo di suoi fedelissimi che la circondano.

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